Rassegna storica del Risorgimento
MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
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1987
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247
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Libri e periodici
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Risorgimento come esperienza rivoluzionaria e considerò l'unità d'Italia come portato dell'iniziativa popolare: di conseguenza portò, nell'azione politica e nel governo dello Stato, l'attivismo e il decisionismo del cospiratore e del rivoluzionario.
La sua evoluzione dalla repubblica alla monarchia, dall'Europa dei popoli a quella dèlie potenze, dall'internazionalismo mazziniano al nazionalismo, non è tradimento ma piuttosto inveramcnto della rivoluzione che incontra l'idea di patria. Scrive giustamente Sergio Romano: La chiave di questa evoluzione era nella sua passione unitaria, nell'importanza preminente che egli aveva sempre attribuito alla creazione di uno Stato forte e unito, e nella convinzione che soltanto la grandezza, conquistata con la forza di volontà e l'impegno morale, avrebbero sottratto l'Italia alle minacce interne e esterne che mettevano in pericolo la sua esistenza (p. 115). Le minacce interne provenivano dai clericali e dai democratici radicali, e Crispi praticò una politica persecutoria e repressiva nei confronti degli uni e degli altri. Le minacce esterne provenivano dalla Francia del Secondo Impero e della Terza Repubblica, ed egli fu violentemente antifrancese.
Su entrambi i fronti, quello interno e quello esterno, Crispi non adottò i metodi liberali della Destra, fatti di diplomazia ed equilibrio, ma i metodi della rivoluzione che si fa Stato, e, nello Stato, non tollera i limiti giuridici, gli impacci della burocrazia mini* steriale e del parlamento, preferendo le decisioni rapide, gli interventi autoritari, sia nel reprimere i tentativi controrivoluzionari (o presunti tali), sia nel difendere la dignità della patria al cospetto delle potenze europee.
Di carattere inquieto, sospettoso, impaziente di fare e di realizzare, Crispi, coerente con gli ideali e i metodi della rivoluzione, si servì del potere in maniera spregiudicata, prendendo a scavalcare il parlamento, ad appellarsi direttamente alla folla, a servirsi di canali segreti e di uomini di fiducia, per ottenere la solidarietà nazionale e l'appoggio intemazionale, necessari a una politica di potenza e di espansione del Mediterraneo. In questa finalizzazione della politica interna alla politica estera, era pur sempre il giacobinismo a ispirare il Crispi: un giacobinismo di destra, che invoca la guerra come prolungamento e coronamento della rivoluzione.
A ragione i nazionalisti rivendicheranno Crispi. Il suo bagaglio ideologico-politico conteneva tutti gli ingredienti del più tardo nazionalismo. E Sergio Romano non manca di sottolinearlo (p. 277), facendo anche notare che il nazionalismo Crispino si nutriva pur sempre di motivi risorgimentali, come il mito di Roma, il primato italiano, la missione civilizzatrice dell'Italia: motivi ormai del tutto laicizzati e trasferiti sul piano della Realpolitik. Anche i fascisti faranno di Crispi un antesignano, un apostolo. Ma su questo giudizio Sergio Romano avanza le sue riserve: riserve di ordine morale che egli, a conclusione del saggio biograDco su Crispi, così riassume: Certo, sognò sempre un grande conflitto nel quale l'Italia avrebbe conquistato col sangue i suoi diritti di grande potenza, preparò con le idee e con l'opera di governo il nazionalismo del nuovo secolo, e anticipò la polemica antiparlamentare da cui scaturì l'involuzione autoritaria del 1925. Ma, nonostante tutto questo, fu migliore per virtù morali, coraggio politico e per le cose fatte dal 1848 al 1860, degli uomini che governarono l'Italia dal 1922 al 1943 (p. 278).
Io aggiungerei delle riserve di carattere storico, dicendo che il fascismo, benché legato all'attivismo e al nazionalismo Crispino, da quel filo rosso che è l'ideologia giacobina-radicale, fu qualcosa di diverso e più complesso, se non altro perché nacque in un contesto storico segnato fortemente da due grandi eventi che sconvolsero l'ordine etico-politico e sociale dell'Europa: la prima guerra mondiale e la rivoluzione russa.
VINCENZO PIRRO
Schio e Alessandro Rossi - Imprenditorialità, politica, cultura e paesaggi sociali del secondo Ottocento, 2 voli, a cura di GIOVANNI L. FONTANA; Roma, Edizioni di Storia e Letteratura. 1985, 1986, in 8. pp. 1487, 811, con 30 ili. L. 150.000.
Tra il luglio 1985 ed il maggio 1986 hanno visto la luce, in una veste tipografica lin troppo superba, anche quanto alla qualità della carta ed al numero delle illustrazioni,