Rassegna storica del Risorgimento
MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
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Libri e periodici
che giuslifica in certo senso il ritardo con l'imponenza dell'impegno, ma non ne attenua i non lieti riflessi sul piano dell'aggiornamento critico e bibliografico, gli atti del convegno tenuto a Schio nel lontano dicembre 1979.
A quell'epoca tenevano banco in proposito, sia pure da diverse angolature e con òttiche differenziate, il Lanarb, il Buglioni e il Franzina, i quali tutti, significativamente, fin dai titoli dei loro contributi ed interventi, solo nell'ultimo caso riportabili al clima complessivo della stimma di Stefano Merli, avevano assunto la ideologia nella particolarissima accezione contestativa che il termine poteva assumere tra gli anni sessanta e settanta, quale discriminante polemica e riduttiva nei confronti di quell'Alessandro Rossi che il De Rosa, invece, e l'Avagliano, e con essi, fino ad un certo punto, lo Are, avevano, per così dire, riscoperto in chiave essenzialmente proto industrialista, come un anticipatore insostituibile, un acutissimo interprete ed un campione quanto mai strenuo di una scelta protezionista che andava rivendicata e rivalutata rispetto alla pluridecennale stroncatura della battaglia liberista.
Oggi sappiamo tutti che codesta rivalutazione e rivendicazione è andata fin troppo oltre, e che agli occhi, ad esempio, di un Giarrizzo o di un Barone il già intransigentissimo Rossi può fax la parte non più che di un paternalista illuminato, rispetto alla ben diversa coerenza e compattezza del crispismo, a non parlare del ciarpame reazionario del meridionalismo classico, che soltanto quanto a Nitti l'operazione neoiUuministica, di ideologia della tecnocrazia, del Barbagallo, riesce a sottrarre alla più drastica delle squalifiche.
In realtà, dopo essere apparso un pioniere pragmatico, perché immerso nella società, e quindi in primo luogo all'interno del Veneto cattolico dei Lampertico e dei Sacchetti, a coloro che, come De Rosa, andavano indagando il chiaroscuro di ciò che Pareto e Pantaleoni avevano tratteggiato come fittissima tenebra, Alessandro Rossi ha fatto la parte di colui che utilizzava il filisteismo borghese e clericale ai fini della creazione programmata del capitalismo consapevole tout court, e quindi già robustamente inserito in una squadratura di classe, per finire oggi, in una sorta di terza fase tuttora in corso, pressoché alla retroguardia, o comunque nell'anonimato, di un movimento ben altrimenti organico su piano nazionale per potersi affidare alle risorse ed alla virtù di un singolo individuo.
Non a caso Silvio Lanaro ha snobbato gli atti del convegno, non inserendovi a stampa il testo della relazione che pure aveva pronunziato, e che aveva dato luogo ad un dibattito sintomatico, e Guido Baglioni si limita a firmare una semplice trascrizione, senza arricchirla neppure di una messa a punto o postfazione qualsiasi.
Ciò conferma, se ce ne fosse bisogno, che Alessandro Rossi non è più di moda, e che il ritardo nella pubblicazione degli atti, per tornare alle origini del nostro excursus, giova a chiarire le idee per il passato, a trarre un bilanciò, assai più che non a delineare le prospettive avvenire per una ricerca estremamente malsicura ed incerta.
De Rosa aveva insistito molto, nella sua introduzione, sulle origini rurali, perché venete e cattoliche, e risorgimentali, più e meglio che non vagamente ottocentesche, dell'industrialismo di Rossi, che ai suoi occhi si definiva, lo abbiamo visto, come qualche cosa di ben più ampio e comprensivo che non il semplice estremismo protezionista, ma anche di fortemente datato a Crispi, agli anni ottanta, e quindi, a suo avviso, circoscritto ad un settorialismo che esclude il Mezzogiorno e non preannunzia Giolitti e l'interventismo statale.
Ma già Lanaro, parlando di Rossi come un borghese cattolico , ne sbozzava una sorta di tipo ideale privo di distinti connotati cronologici, un duro antagonista , per dirla alla Moscati, in cui i due termini della formula si bilanciavano tra loro e si compenetravano senza che, ed è significativo, si riuscisse a distinguere, e si volesse farlo, tra l'aggettivo ed il sostantivo.
E Baglioni aveva addirittura negato ogni modernità al pensiero del Rossi (la industrializzazione senza modernizzazione cara ai ncomcridionalisti) accentuandone il ruralismo, il nazionalismo, il paternalismo organico , in forme che si sarebbero dette asburgiche, anche se l'A, non solleva affatto il grosso problema, che l'intero convegno lascia apertissimo, del Rossi ante 1866, un anno che lo coglie alle soglie dei cinquantanni e con un'esperienza dirigenziale già lunga e complessa (l'acuto accenno di Piero Brunello rimane privo di sostanziale svolgimento).