Rassegna storica del Risorgimento

MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
anno <1987>   pagina <249>
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Libri a periodici
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Ora mi sembra che tutto questo discorso, sul cui sfondo è l'incontro tra Crispi e Rossi sulle parole d'ordine organiche della democrazia autoritaria e dell'avvio dello sviluppo capitalistico, per usare espressioni di Lattare, prescinda da una data, 1884, che, oltre ad essere precedente a Crispi, alla crisi agraria ed alla svolta protezionistica, è anche, molto più semplicemente, quella della morte di Quintino Sella, cioè dell'unico veramente organico e congeniale interlocutore politico che abbia avuto Alessandro Rossi.
Dopo il 1884 egli è isolato, e quella crispina è una scelta pressoché obbligata: ma è con Sella che si esaurisce, sul piano operativo della programmazione di governo, quella filosofia del lavoro in cui consiste la vera ideologia di Rossi, in ciò tutt'altro che cattolico, ed anzi sensibile a suggestioni anglosassoni e germaniche non soltanto etiche e pedagogiche, che varrebbe la pena di approfondire con cura. Non a caso ai tempi della Tribuna e dell'ultimo Sella il suo contatto non è con altri pentarchi bensì col solo Baccarini, quel medesimo a cui, vale la pena di notarlo, si sarebbe rivolto nel pieno dell'excelsior Crispino quell'Antonio Labriola la cui funzione nei confronti del marxismo De Rosa affianca suggestivamente a quella del Rossi rispetto alla borghesia imprenditoriale, chiarezza di presupposti e di obiettivi, vigore inesausto di propaganda, politicità trascen­dentale , ed allora anche, perché no? un richiamo a Pantaleoni, ed al ruolo analogo da lui esercitato per il radicalismo liberista di fine secolo.
Sella, Baccarini, Labriola, Pantaleoni, tutti nomi che ci sono venuti spontaneamente sotto la penna, che poco o nulla hanno da spartire con Crispi e col crispisxno (non si vorrebbe che riuscissero fuori gli idolo tribus, dopo il tramonto delle ideologie!) ma che tutti, politici nati, e di razza, come sono, sono altresì rimasti sostanzialmente isolati, adatti a suscitare un partito, ad animare un'opinione, ma non a capeggiare e governare, come appunto Rossi, nonostante il blocco sociale protezionista di cui parla Lanaro, e che si riconosceva, ammettiamolo, piuttosto in Ascanio Branca o nel senatore Saracco, sotto il profilo strettamente politico, che non nell'industriale di Schio.
11 quale è studiato dal Fontana, il curatore del volume, nelle sue remote scaturigini storiche ed ambientali che, da Niccolò Tron a Sebastiano Bologna, strutturano fra Sette ed Ottocento una piattaforma laniera estremamente sensibile, articolata ed avanzata, tale da reggere con successo agli sconvolgimenti politici ed al blocco continentale e da inserirsi agevolmente in quel clima austriaco e mitteleuropeo che rimane comunque, lo ripetiamo, tutto da studiare, non esaurendolo certo l'elegante parallelo culturale tracciato da Zalin tra il Nostro e Federico List (ma anche a livello locale certe sfumature, parabole determinate, i Garbin, i Pasini, vanno seguite meglio, per rendersi conto della strategia sistematicamente e forse spregiudicatamente egemonica perseguita da Francesco Rossi e poi dal figlio Alessandro, fino all'incontro-scontro con i Cantoni ed il capitale milanese, che è anch'essa una pagina da completare con lo sguardo rivolto all'altro versante, ed alle relative propaggini democratiche ed israelitiche che tanto, et pour cause, davano ai nervi al Rossi).
A questo proposito, peraltro, la lacuna forse più vistosa nell'impostazione del convegno è ravvisabile nella mancata attenzione alla componente belga dell'europeismo del Nostro, la quale non può e non deve esaurirsi nel modello di Verviers per le case operaie, ma deve allargarsi a tutto ciò che c'è dietro, negli anni del Secondo Impero, ed ancora oltre, da un cattolicesimo sociale e patriottico ad un tempo senza uguali in Europa ad un laicismo liberale intrattabile del tutto estraneo alla democrazia autoritaria di Crispi ma non certo allo scientismo di Sella, e che molte cose aveva da insegnare, sul piano dell'educazione operaia, e dell'istruzione in genere, all'esperienza di Schio.
Si tratta, com'è noto, di un elemento fondamentale di codesta esperienza, che l'approccio sociologico di Marangon immerge profondamente, nonostante le riserve di Brunello, nel quadro del tradizionalismo locale, tanto più opportunamente in quanto una operazione strutturalistica del genere, con tutte le mitologie e le strumentalizzazioni che riesce a demistificare, fa giustizia anche dell'ipoteca troppo scopertamente ed esclusivisti-camente cattolica a cui non a caso i Lanaro ed i Franzina non si rassegnano a rinunziare.
Molto bene, invece, Rossi è un tradizionalista, e perciò ancora una volta, un uomo della cultura delle Alpi, della montagna, Andrea Hofer con la blusa dell'operaio, assai più e meglio che non un cattolico ed un veneto sic et simpliciter, un uomo dell'Ottocento se