Rassegna storica del Risorgimento

MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
anno <1987>   pagina <256>
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256 Libri e periodici
A questa conclusione lo studioso belga giunge sulla base di una puntuale analisi delle presenze structurelles e individuélles del capitale straniero nell'economia romana, a partire dagli anni immediatamente successivi a Porta Pia. Dumoulin conclude sostenendo che tra il 1901 e il 1914 les présences économiques étrangères à Rome se sont manifestées dans deux secteurs, celui des transports publics et celui du tourisme (p. 353).
Maria I. Macioti offre infine uno stimolante Contributo per lo studio della struttura sociale della Roma giolittiana , soffermandosi in particolare sul concetto di classe applicato alla realtà romana, sulla struttura demografica della città, sull'andamento economico e commerciale della capitale tra la fine dell'Ottocento e il 1920, sul problema delle fonti. Particolarmente interessanti {anche per la mancanza, nel volume, di una relazione esplicita­mente dedicata alle forze politiche che animarono la vita della Capitale nell'età giolittiana) mi sono sembrate le pagine che la relatrice dedica alla presenza di gruppi politici come quelli anarchici e socialisti in determinate categorie cittadine, prime fra tutte quelle dei muratori e dei fornaciai.
Fin qui i singoli interventi. Il libro è importante non solo per quel che di nuovo ha detto in merito ad un episodio significativo della recente storia dì Roma, ma anche per le nuove piste di ricerca che esso indica e sottopone alla riflessione degli storici. Nelle sue pagine, molti problemi vengono risolti sulla base di accurate ricerche e di convincenti riscontri documentari, così come interrogativi anche importanti non trovano una chiara e adeguata risposta. Mi riferisco, ad esempio, ai rapporti Nathan-Giolitti e al ruolo comples­sivamente avuto dall'Amministrazione Nathan nel contesto della storia romana del primo Novecento. Alcuni relatori non sembrano avere dubbi sul salto di qualità compiuto dal­l'amministrazione bloccarda rispetto alle precedenti amministrazioni. Altri si mostrano più cauti e tendono a ridimensionare il giudizio, presente in molte pagine storiografiche, secondo cui tra il 1907 e il 1913 si sarebbe avuta a Roma una vera e propria svolta rispetto al passato. L'impressione complessiva che si ha leggendo questo volume è che, pur in presenza di indiscutibili progressi registrati in questo o in quel settore della vita cittadina, in questo o in quel servizio , il salto di qualità , che indubbiamente ci fu, più. che nelle pratiche realizzazioni, debba essere ricercato in una più matura e consapevole presa di coscienza di una esigenza embrionalmente già affiorata nei progetti politico-arnrninistrativi delle precedenti amministrazioni: quella cioè della non più dilazionabile modernizzazione della città. Si può dire che tra il 1907 e il 1913, la capitale d'Italia, in sintonia con il processo di modernizzazione dello Stato avviato da Giolitti, prese più chiara consapevolezza della necessità di mettersi al passo con i tempi e con le altre metropoli europee, in una prospettiva laica e democratica.
Si diceva delle nuove prospettive di ricerca. Una di queste riguarda l'anticlericalismo, una realtà della quale tutti o quasi tutti i relatori hanno sottolineato l'importanza nel contesto delle vicende che precedettero e che accompagnarono l'Amministrazione Nathan. Forse un fenomeno tanto significativo meriterebbe di essere approfondito sia promuovendo indagini sulla presenza, non solo politico-amministrativa ma anche religiosa, dei cattòlici nella Roma del primo Novecento (non si possono capire le ragioni degli anticlericali se non si comprendono quelle dei clericali , e viceversa), sia analizzando le diverse artico­lazioni dell 'anticlericalismo (ed evitando in tal modo di considerare il fenomeno come una realtà monolitica e uniforme): da quella generica di ispirazione massonica a quelle di più specifica derivazione: mazziniana, radicale, liberale, cattolica, socialista (se non sbaglio, un periodico anticlericale come L'Asino non è mai citato nel volume!).
Si tratta, in conclusione, di un libro che sicuramente farà discutere e che altrettanto sicuramente diventerà un significativo e per certi aspetti obbligato punto di riferimento per gli studiosi di Roma capitale.
MARIO CASELLA