Rassegna storica del Risorgimento

CARBONERIA ; SALERNO ; MOTI 1820
anno <1921>   pagina <140>
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MATTEO MASCOTTI
nonioo pèilitozjore nella chiosa cattedrale del vicino paese di Poli-castro. Tra i più ardenti carbonari a Vallo erano Nicola e Giuseppe De Mattia fratelli di Diego, morto combattendo al Ponte della Madrda-lena nel 1799 contro lo masse del Buffo e suo cugino Salvatore (1).
VI. Le numerose vendite della provincia mancavano di un collegamento tra loro e di una autorità centrale, sfocile l'azione della setta procedeva varia e difforme. La gara tra esse per estendere i propri proseliti ed acquistare influenza apparve al gen. Guglielmo Pepe dovuta ad ambizione smodata di innalzarsi sui proprii compagni (2). I carbonari appartenenti al capoluogo della provincia, capitanati dai fratelli D'Avossa, guardavano cài occhio poco favorevole quelli degli altri distretti, più intraprendenti ed audaci e non intendevano correre alle armi a la voce di uomini inesperti ed oscuri (3). Inoltre la car­boneria di Salerno non godeva alcuna autorità su quella dei distretti. Quindi continui convegni, lunghi discorsi, ma nessuna opera costante ed efficace, tanto che il Pepe chiamò la setta di Salerno chiassosa ed inàbile ad operare per quanto attiva e perseverante (è)..
Il Macchiaroli, consapevole di tali deficienze, intese a trovar modo come dare alla setta nei Principato un nuovo ordinamento con una direzione solerte e valida. Vagheggiava di porre a capo dei buoni cugini nei distretti i comandanti delle milizie provinciali per assicurare i più facoltosi possidenti e gli uomini di maggiore credito IÈ costituire così una potente forza militare come praticò dipoi il Pepe nell'attigua provincia di Avellino.
Gli ufficiali delle milizie esercitavano una grande influenza nei loro comuni. BB forni prova un'episodio avvenuto in Gioi, paese del Cilento, circa in quel tempo. Lo riferisco da le Memorie del Pepe : Ivi le milizie erano comandate da un capitano Salati di ottima morale, inclinato a far bene, ma allenissimo da pratiche religiose. Un guardiano di frati, a nome padre Ambrogio Altavilla, che faceva il zelante, appuntò di incredulo il capitano, e gli negò la co­munione: anzi una domenica coprì l'altare di paramenti neri, e ad
(1) Biblioteca V. E. in Roma, Sezione Risorgimento. Manoscritti. (2-4) Memorie di PEPE. Voi, 1 pag. 302 a 367. (3) STASSANO, Manoscritto citato.