Rassegna storica del Risorgimento
FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE; SICILIA STORIA 1830-1837
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1987
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277
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Ferdinando II e la Sicilia
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Luogotenente generale in Sicilia nel suo vicino arrivo in quella parte dei nostri domini ci proporrà i mezzi più opportuni per renderne prospera l'amministrazione. Rivestito della nostra confidenza Egli seconderà con caldo e laborioso impegno le istruzioni che gli abbiamo date .
Il rinvio delle decisioni riguardanti l'isola, ufficialmente riconosciuto, nascondeva l'incertezza del re e del ministero napoletano sul modo di affrontare i rapporti con la Sicilia, difficili nel Settecento, quando le province meridionali e quelle isolane erano state unite sotto la stessa dinastia, conservando ordinamenti diversi, difficilissimi nell'Ottocento, dopo l'unificazione delle due parti del dominio borbonico nel regno delle Due Sicilie.
Questo fatto per la Sicilia aveva significato la subordinazione a Napoli, con l'abolizione della costituzione, concessa per necessità nel 1812, e l'estensione all'isola delle istituzioni date al Mezzogiorno dai Napoleonidi e confermate nella Restaurazione. L'introduzione di ordinamenti non nati dalla vita locale, che modificavano profondamente arnminis trazione centrale e periferica, giustizia, finanze, sembrò ai siciliani dettata da spirito di conquista e da incomprensione delle esigenze dell'isola, e fu all'origine della rivoluzione palermitana del '20. D'altra parte il regno unificato nasceva con limiti e contraddizioni, con la conservazione di alcune forme di distinzione tra le due parti del regno, che non compensavano agli occhi dei siciliani la perdita delle loro antiche prerogative e l'interruzione del processo politico avvenuto durante la presenza del sovrano a Palermo.
Lo riconobbe nel 1834 un illuminato collaboratore della monarchia borbonica, il marchese di Pietracatella, che, cosa insolita per un napoletano, si rendeva conto della validità di certe tesi.
Sino al 1812 egli scrisse in una relazione al re la Sicilia aveva una costituzione che le concedettero i Normanni, che con alcune modifiche fu rispettata dalle Dinastie che si succedettero nel dominio di queste belle province. Nel 1812 per l'influenza inglese questa costituzione soffrì una riforma che l'avvicinò alla costituzione britannica. Nel 1816 la Sicilia fu riunita a Napoli, ma lo stesso atto d'unione non distrusse i diritti del Parlamento: si limitò a sospenderne l'esercizio. I ministri della Restaurazione, invece di compensare a forza di prosperità, di benessere materiale questa sospensione di libere istituzioni, che avevano la sanzione di sette secoli, la cui origine era pura, e non rivoluzionaria, si fecero uno studio di esacerbare questa grave ferita all'orgoglio nazionale con colpi di spille [,..].
Mentre la Costituzione siciliana era condannata a giacersi in un palazzo incantato, mentre l'unità del Regno delle Due Sicilie esser ne doveva il novello principio politico, pare che il governo s'impegnasse a contraddirlo egli il primo. Fu infatti stabilita per la Sicilia una particolare Suprema Corte di Giustizia, una Gran Corte dei Conti, una Tesorerìa, una diversa legge sul!'amministrazione civile. Fu stabilito che gli impieghi pubblici fossero esclusivamente occupati da siciliani, furono difatti istituite due Consulte, due uffici distinti dì exequatur. In somma l'azione governativa ebbe diverse basi, diversi principi!, diverse applicazioni.
Il 1820 provò quanto la fusione, che il governo si proponeva, era sperabile. I siciliani, per gran parte, non vollero, nemmeno in fatto di rivolta, far causa comune con Napoli [J. Nella seconda restaurazione fu interamente perduto di vista il principio d'unione del 1816: tutto fu assorbito in un sistema di repressione, che anzi nello stabilimento di una tariffa doganale ci fu per la Sicilia una variazione in molti articoli, variazione resa