Rassegna storica del Risorgimento
FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE; SICILIA STORIA 1830-1837
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1987
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Alfonso Scirocco
più sensibile nel 1826 [...]. La ragione fiscale e le conseguenze della tariffa accrebbero le ragioni di antipatia fra i due popoli.
Non seguiremo il Pietracatella nell'elencazione dei danni subiti dalla Sicilia e nel riconoscimento delle cattive condizioni della sua economia, non dovute certo al governo napoletano, ma ad esso attribuite dal pregiudizio popolare. C'erano stati errori del governo come la soppressione dei sottintendenti, si constatava che un siciliano in dazi comunali pagava più di un napoletano, si denunziava il cattivo andamento delle operazioni relative alle soggiogazioni, si ricordava che la crisi sofferta nella Restaurazione faceva sèguito al periodo dell'occupazione inglese tanto prospero per la Sicilia, e che il contrasto tra le due epoche faceva ulteriormente risaltare i mali presenti.7 Dal modo in cui erano stati impostati dopo il '16 i rapporti tra Napoli e Palermo
l'unione risultava, quindi, come una giustapposizione di due realtà, la Sicilia al di qua e la Sicilia al di là del Faro, con due economie, due finanze, due frontiere doganali, due giurisdizioni amministrative, per certi aspetti addirittura con due governi, anche se quello di Palermo, con alla testa il principe ereditario, era soltanto una proiezione non sempre efficiente e tempestiva del governo napoletano. Questi limiti e contraddizioni, d'altronde, non erano occasionali, ma destinati a perdurare nel tempo, perché intrinseci alla struttura stessa del nuovo regime. Essi, cioè, non nascevano soltanto in rapporto alla esistenza di una particolare situazione siciliana. Anche se i siciliani mostravano di dolersi aspramente della perduta indipendenza, non sempre e non dappertutto il loro comportamento era di aperta ostilità e rifiuto dell'avvenuta unificazione [...].
Il fenomeno della dissidenza isolana, in realtà, è molto più complesso di quel che a tutta prima non appaia, trattandosi di un fatto che è nello stesso tempo sociale e politico, economico e culturale, e con una dimensione che non è soltanto regionale e neanche solo meridionale, ma investe problemi e interessi di importanza italiana ed europea. In ogni caso, dalla unione della Sicilia con Napoli conseguono lacerazioni profonde, a volte non necessarie e non sempre inevitabili.8)
Ci troviamo di fronte a due società diverse, di cui l'una cerca di modificare a sua immagine l'altra, senza impegnarsi a trasformarla dalle fondamenta. La modernizzazione in Sicilia tra il 18-16 ed il 1830 è avviata e realizzata solo in alcuni settori; in altri, e pensiamo al problema della terra ed in generale all'economia, i governanti napoletani non incidono. Non riescono a trovare il bandolo di una matassa intricata, non sanno da quale parte cominciare, prendono provvedimenti inadeguati, che hanno risultati delu-
7) Relazione al re del marchese di Pietracatella, Napoli 15 agosto 1834, A.S.N., A.B., f. 807/11. Nei brani citati nel testo grafìa e punteggiatura sono state ammodernate. Su Giuseppe Ceva Grimaldi Pisanelli, marchese di Pietracatella, si veda la voce di A. SCIROCCO in Dizionario Biografico degli Italiani, voi. XXIV, Roma, 1980.
*) F. RENDA, Risorgimento e classi popolari in Sicilia. 1820-1821, Milano, 1968, pf 11 sgg. Sul malcontento provocato dall'unificazione del regno cfr. N. CORTESE, La prima rivoluzione separatista siciliana, 18204821. Napoli, 1951, Introduzione.'-