Rassegna storica del Risorgimento
FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE; SICILIA STORIA 1830-1837
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1987
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Alfonso Scirocco
L'andamento degli affari non risultò sufficientemente agevolato. Con decreto del 9 giugno al ministero siciliano fu assegnato un terzo direttore, Antonino Franco, col carico di giustizia, affari ecclesiastici e polizia; al Sammartino restarono interni ed esteri; lo Scovazzo ebbe le finanze. Si disse che il Franco, direttore a Napoli del ministero Giustizia e collaboratore del Tommasi, fosse stato voluto da questo per sfiducia verso il Mastropaolo. Fatto sta che le cose non migliorarono perché, come osservava il re, il Mastropaolo era anziano, il Sammartino era di poca utilità per i problemi più pressanti, che erano di ordine finanziario, ed anche il Franco, esperto di giustizia, riusciva poco utile.20)
Mentre a Napoli e a Palermo si pensava al funzionamento dell'amministrazione luogotenenziale, l'opinione pubblica siciliana attendeva le prove dell'interessamento promesso da Ferdinando II nel gennaio. Si poteva immaginare che nel luglio-agosto il re avesse ascoltato richieste e suggerimenti.
Deluse le aspettative legate alla sua presenza, si attese che nella capitale, in base alla documentazione eventualmente acquisita anche dalla Luogotenenza, si prendessero deliberazioni per l'isola. Pare che effettivamente Ferdinando II, come del resto era giusto, si sia preoccupato della Sicilia appena tornato a Napoli. Diciamo pare, perché l'unica notizia in proposito ci viene dall'incaricato di affari di Francia, il quale il 13 agosto scrive di avere appreso da alcune confidenze che
discussioni tempestose e gravi dissensi sarebbero scoppiati nel Consiglio a causa delle riforme che Sua Maestà desidera introdurre nel regime amministrativo della Sicilia. Una maggioranza violenta e ostinata si sarebbe pronunziata contro i principali miglioramenti di cui il re ha concepito il pensiero, e tutto sarebbe ancora rinviato. Il principe di Cassaro e il generale Del Carretto, cioè la parte più sana e illuminata del Consiglio, quest'ultimo soprattutto più fermo e più attivo del suo collega, avrebbero essi soli appoggiato i progetti del fé; e Sua Maestà, il cui cuore conserva ancora in tutta la loro forza le felici e feconde impressioni che ba riportato dal suo viaggio in Sicilia, non avrebbe ceduto all'opposizione dei suoi consiglieri che con un rammarico, di cui alcuni hanno, si dice, ricevuto l'espressione confidenziale .21)
Si tratta di un si dice non privo di credibilità, perché non si può supporre che il re non si rendesse conto dell'attesa dei siciliani. Probabilmente una discussione sulla Sicilia in Consiglio dei ministri o in Consiglio di Stato ci fu, e non poteva non esserci, ma la questione apparve così intricata, e la diffidenza dei governanti napoletani verso le pretese dei siciliani si dimostrò cosi radicata, che non si giunse a decisioni concrete, anche perché il re non aveva una idea precisa sul da farsi.
Passarono molte settimane. Finalmente con decreto del 9 novembre fu stabilito a Palermo un istituto di incoraggiamento di agricoltura, arti e
20) Ferdinando II al fratello, Napoli 12 novembre 1831, A.S.N., A3., f. 987. In occasione di una malattia del Mastropaolo, sostituito dal Sammartino, il Luogotenente faceva notare al re che si trovava con un ministro giovane e inesperto di finanze: Palermo 2 gennaio 1832, ivi, f. 753.
2') Il rapporto del diplomatico francese è in A. SAITTA, art. cit., p. 186, nota 3.