Rassegna storica del Risorgimento

FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE; SICILIA STORIA 1830-1837
anno <1987>   pagina <287>
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Ferdinando II e la Sicilia
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conferma la lettera di Ferdinando II da poco citata), e richiamiamo l'atten­zione sul valore politico di rafforzamento dell'unità del regno implicito nella promiscuità delle alte cariche, premessa alla promiscuità degli impieghi, che fu il cardine della stretta accentratrice del 1837. La documentazione da noi esaminata attesta che tutto il problema della Luogotenenza si riduceva per Napoli al buon andamento dell'amministrazione.
Dal punto di vista dello sveltimento degli affari le cose, tuttavia, non migliorarono. A Palermo direttori furono due napoletani, Carlo Vecchioni e Giustino Fortunato senior; a Napoli come ministro fu chiamato quel­l'Antonino Franco dal '31 direttore a Palermo, che continuò a segnalarsi solo per zelo di burocrate, e nessun contributo propositivo diede ai problemi siciliani. Abbiamo esaminato nell'Archivio di Stato di Napoli i Protocolli del Consiglio di Stato relativi al ministero di Sicilia, nella speranza che almeno nelle sedute iniziali del febbraio 1833 si tenesse una discussione sui compiti del ministero, o si cogliesse l'occasione per mettere nuovamente a fuoco i criteri adottati nel governo dell'isola: speranza del tutto delusa, perché dalla prima seduta il Consiglio esamina singole pratiche, ed anche quando per questioni complesse troviamo incartamenti voluminosi, le valu­tazioni non si discostano dall'argomento specificamente trattato.37)
Viceversa è la Luogotenenza a riproporre i problemi più urgenti ed a sollecitare un'azione più. decisa. A due anni dal suo arrivo in Sicilia il conte di Siracusa cerca di disegnare il quadro della situazione. In linea generale ritiene i siciliani pacifici, sottolinea che non han dimenticato le antiche prerogative che godevano e farebbero ogni sforzo per acquistare la perduta indipendenza, conferma che i nobili si ritengono sempre il ceto dirigente. Tuttavia dal punto di vista politico non vede pericoli imminenti, perché i pochi sovversivi sono sotto controllo.
L'attuale stato di miseria nel quale giace disgraziatamente questo popolo è il più a temersi prosegue il Luogotenente . Se ne lagna pubblicamente e lo farebbe capace di abbandonarsi nelle mani di chi il primo sotto dolci lusinghe e mendicati pretesti ambi­rebbe conquistarla. Nel generale non vi esiste né religione né morale. La giustizia si vende e le cariche e gli impieghi si davano per impegni e protezioni senza esaminare il merito dei proposto.
Vengo alla parte pia interessante. Vi dissi la Sicilia è immersa nella più desolante e spaventevole miseria, e Voi con possederla come giace attualmente, non avete che un dominio miserabilissimo, che lungi di prendere rendite ha bisogno di aiuto e soccorso per non farlo ulteriormente deperire. La sua popolazione è scarsa, non può quindi nelle circo­stanze dare quota d'uomini a proporzione del suo territorio. Essa è in uno stato di violenza, e mantcnervela non è che maggiormente premerla, irritarla e dar man forte a farla fuggire. La povertà e l'immoralità minora il numero dei matrimoni e fa crescere quella scarsezza che si deplora. Le angarie degli esattori scoraggiano l'agricoltore e l'obbligano a non coltivare le campagne e cosi chiudere la sorgente della ricchezza ed annientare 1 prodotti ed avanzare l'indigenza .
Come rimedi il Luogotenente propone che si faccia un nuovo catasto, in modo da accrescere l'introito della fondiaria, e rendere meno gravoso il
37) A.S.N., Segreteria Particolare del Re {ex Protocolli del Consiglio di Stato), volume 967 (XVI della serie Ministero per gli Affari di Sicilia).