Rassegna storica del Risorgimento

FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE; SICILIA STORIA 1830-1837
anno <1987>   pagina <290>
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Alfonso Scirocco
Il re approva la proposta di un nuovo catasto; è d'accordo sulla ridu­zione degli impieghi allo scopo di togliersi almeno una parte del pesante dazio sul macino, oggetto altre volte ordinato, ma non ancora preso in quella seria considerazione ed esame che merita ; riconosce che la mancanza di energia diminuisce giornalmente la forza morale del governo, come prova la lentezza con cui ha progredito lo scioglimento dei diritti promiscui, non ostante i miei ordini e le tue cure. La presenza di due direttori napoletani non ha dato i risultati attesi. Ferdinando già comincia a ritenere necessaria quella determinante presenza di napoletani in Sicilia che sarà decisa nel '37: per ora pensa che potrebbe essere napoletano il ministro affiancato al Luogotenente, scelto tra i siciliani per evitare risentimenti.
Il re non è alieno dal progetto di venire a passare due mesi costà per regolare sopra luogo l'andamento degli affari, ma gravi problemi di politica interna ed internazionale lo trattengono nella capitale, e spera di poter realizzare questa idea nell'anno successivo.45)
Il fatto è che, nonostante i vari provvedimenti riguardanti l'organizza zione della Luogotenenza, l'amministrazione rimane inefficiente. Vediamo co­me sono sintetizzate nel '36 da un diplomatico francese le lagnanze dei siciliani:
1) Il cattivo impiego dei soldi dello Stato, da cui risulta che somme destinate alla costruzione delle strade, così necessarie in Sicilia, sono state dissipate prima ancora dell'inizio dei lavori per i quali erano state stanziate.
2) Rifiuto di consolidare gli antichi debiti della Sicilia; mancanza di esattezza nel pagamento degli interessi; due cause che impediscono lo stabi­limento del credito pubblico.
3) Inesattezza e confusione nei conti, per la parte delle spese generali del regno che è a carico della Sicilia, parte che si eleva ad un quarto del bilancio totale.
4) Leggi doganali che costringono la Sicilia, paese essenzialmente agri­colo, a rifornirsi a Napoli, a prezzo molto alto, dei prodotti di industria manifatturiera indigena di cattiva qualità; mentre Napoli non riceve niente, o quasi niente in contraccambio dalla Sicilia.
5) Rifiuto di giustizia, corruzione dei giudici e degli impiegati dell'am­ministrazione, lunghezza interminabile e rovinosa dei processi.
6) Infine, indifferenza del re per la Sicilia; richiamo del conte di Sira­cusa.46)
E la voce della classe dirigente, esposta in maniera molto riduttiva, come richiesta, diremmo quasi preliminare, ad ogni azione diretta a concrete riforme di un governo preoccupato dell'assolvimento dei suoi doveri verso l'isola. Sono proteste fondate, riconosciute legittime dal Pietracatella, nella
**) Ferdinando II al fratello, Napoli 15 marzo 1833, ivi
*6) Lettera dell'incaricato di affari francese, Napoli 26 luglio 1836, in A. SAITTA, art. ciu, doc. XIII, p, 292 sgg.