Rassegna storica del Risorgimento
FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE; SICILIA STORIA 1830-1837
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Alfonso Scirocco
di apparenza si era trattato, Palermo perdeva il prestigio di residenza di un principe di Casa Reale e di autorevole centro decisionale. Il Campo-franco, buon conoscitore dei problemi dell'isola, era solo in grado di gestire l'ordinaria amministrazione; con la sua nomina svaniva definitivamente l'aspettativa di un salto di qualità invocato all'arrivo del conte di Siracusa.
Ferdinando deludeva le speranze suscitate all'inizio del regno, speranze che avevano alimentato un vivace dibattito tra gli economisti sia a Napoli che in Sicilia. Era sembrato che il giovane re volesse affrontare gli antichi problemi del paese, e che fosse disposto ad ascoltare suggerimenti e consigli. Negli anni Trenta, perciò, furono discusse nel Mezzogiorno le questioni più scottanti: la crisi dei prezzi agricoli; la scelta tra una politica economica favorevole allo sviluppo dell'industria o una diretta a incrementare ed ammodernare l'agricoltura; l'utilità della costruzione di grandi opere pubbliche, anche a costo di un sensibile aggravio fiscale, e dell'intervento diretto dello Stato nella pianificazione dei lavori; l'opportunità di ridurre l'interesse della rendita pubblica per incoraggiare l'impiego di capitali in attività produttive; i provvedimenti relativi al Tavoliere di Puglia. Le tesi erano varie, e furono vivacemente difese: S9) comune a tutti era la convinzione che si dovesse uscire dall'immobilismo. Invece proposte e suggerimenti caddero nel vuoto. Ai grandi temi agitati nel Mezzogiorno da pubblicisti e funzionari, da esperti quali il Blanch, il De Augustinis, il Bianchini, l'Afan de Rivera, il Della Valle, il Granata, il governo non diede peso.
Parallelamente la presunta disponibilità del sovrano ad iniziative nuove ed incisive incoraggiò i siciliani alla difesa delle loro tesi. È nota la presa di posizione in favore delle industrie siciliane di Vincenzo Mortillaro. Questi, nello stesso 1834 in cui fu scritta la relazione del Pietracatella, sottolineò la diversità degli interessi tra le due parti del regno, e lamentò l'adozione di un sistema coloniale nello sfruttamento dell'isola, elencando i fatti che avallavano la sua denunzia. Di conseguenza, il conte di Siracusa, ancora Luogotenente, prospettò al re l'esigenza di modificare la legge sul cabotaggio del 1824. Su questo, però, il ministero napoletano era irremovibile. Nella discussione sulla Sicilia del 1832, nel verbale relativo al 22 marzo, al punto 19, è scritto testualmente:
II cabotaggio rimarrà libero come si trova nelle due parti dell'unico regno, salve le modifiche che si dovranno Indurre dietro un esame da farsi segretamente nel Consiglio dei ministri nell'interno delle due parti del regno, e da sottoporsi alla Sovrana approvazione . *)
provvisoriamente e fu poi nominato Luogotenente con decreto del 29 agosto. Cfr. P. ALÀTRI, art. cit., p. 88 sgg. Sulla mediocrità del Campofranco e sulla delusione dei siciliani si veda la relazione dell'incaricato d'affari francese, Napoli 23 settembre 1835, A. SAITTA, art. cit, p. 290.
) Cfr. G. CINGARI, // dibattito sullo sviluppo economico del Mezzogiorno dal 1825 al 1840, in Problemi del Risorgimento meridionale, Messina-Firenze, 1965.
<> Decisioni di Sua Maestà cit. Il 28 settembre '32 la segreteria del re ricordò questo impegno al ministro delle Finanze D'Andrea, comunicò che il re aveva deciso di formare una commissione di quattro ministri per esaminare la questione, due siciliani e due napoletani, ed aveva designato i due siciliani; nello stesso giorno il ministro rispose che aveva indugiato per raccogliere gli elementi necessari, ora raccolti, é designò i due napoletani: A.S.N., A.B., f. '853, Non sappiamo se e quando la questione fu sottoposta al Consiglio dei ministri,