Rassegna storica del Risorgimento
FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE; SICILIA STORIA 1830-1837
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1987
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295
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Ferdinando II e la Sicilia 295
La linea tanto chiaramente stabilita fu confermata, anzi
non soltanto il rifiulo che a questa richiesta fu opposto a Napoli, ma anche il diretto intervento degli organi ministeriali nella polemica che si svolse allora sull'importante argomento, dimostrano che gli indirizzi governativi permanevano fortemente improntati a una linea conservatrice, la quale si risolveva per lo più in senso contrario ad ogni effettiva autonomia siciliana e ad ogni reale e profondo progresso della società isolana.61)
Infatti, per incarico del ministro delle Finanze D'Andrea, l'economista napoletano Mauro Luigi Rotondo nei 1836 intervenne a confutare le tesi del Mortillaro, da lui nuovamente difese, e nel 1837 entrò nella polemica contro il Mortillaro il siciliano Francesco Ferrara, difensore delle tesi napoletane perché sostenitore del liberismo, ma anche perché era funzionario della Direzione di statistica di Palermo e fu incoraggiato a prendere la penna dal Bianchini, dal dicembre del '37 a tutto il '47 segretario degli Interni presso la Luogotenenza a Palermo. Una vicenda esemplare del modo in cui furono viste a Napoli negli anni Trenta le esigenze della Sicilia.
Ancora alla vigilia dei moti del '37 il principe di Cassaro supplica invano il re di sottoporre le richieste dei siciliani all'esame di una commissione e di andare lui stesso in Sicilia per vegliare sull'applicazione delle misure proposte. Le principali piaghe sono ancora la miseria e l'amministrazione della giustizia, il primo provvedimento indicato è la riforma dei regolamenti doganali per facilitare il commercio.62)
Il re si rende conto dell'inefficienza dell'azione governativa in Sicilia. Nel febbraio, dopo lunghe considerazioni sulle misure prese nel regno per prevenire la diffusione del colera e sulle conseguenze negative per l'economia, così richiama il Luogotenente:
Anche più è amareggiato l'animo mio pei continui reclami che ricevo sull'amministrazione della giustizia costà, dai quali emergono le parzialità e le ingiustizie che si attribuiscono alla magistratura, e mentre nessuna misura di punizione veggo adottata e provocata, secondo le facoltà, da cotesto governo, ho anzi la pena di scorgere che le stesse disposizioni che da me qui si danno per reprimere siffatti inconvenienti, non sono prontamente eseguite, ma si cerca in ogni modo di ritardarle, per continuare un'antica protezione, che indistintamente non lascia di accordarsi sempre ai cattivi .
Il re cita esempi di scarso controllo sui funzionari, riprova l'abuso di far godere l'intero stipendio agli impiegati in congedo, la poca cura nella
61) p. ALATRI, art. cit., p. 86; la polemica relativa al Mortillaro ivi, pp. 85-87. Sul dibattito economico cfr. F. DE STEFANO, Storia della Sicilia dal secolo XI al XIX, Bari, 1948, p, 366 sgg.
<52) Le confidenze del principe di Cassaro sono riferite nella lettera dell'incaricato di affari francese, Napoli 13 aprile 1837, in A. SAITTA, art. cit., p. 297 sgg. Sull'atteggiamento del principe di Cassaro e sulle preoccupazioni del re per l'ingerenza francese cfr. anche R. MOSCATI, Ferdinando II di Borbone nei documenti diplomatici austriaci, Napoli, 1947, p. 35, nota 36.