Rassegna storica del Risorgimento

FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE; SICILIA STORIA 1830-1837
anno <1987>   pagina <298>
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Alfonso Scirocco
dirigente. Si temono i baroni ritenuti ancora potenti, ma non si cercano le forze che possano sostituirli affiancandosi al governo.
Il colera è solo l'occasione che rende manifesto il distacco esistente tra il re ed il paese, e non solo per quanto riguarda la Sicilia. Nel Mezzo­giorno erano risultati illusori gli effetti dei tanto lodati decreti del gen­naio '31. La riduzione dei dazi comunali era stata ottenuta mediante licen­ziamenti del personale e diminuzione degli stipendi, col risultato di rendere ancor meno efficienti l'istruzione elementare, l'assistenza sanitaria, la difesa del territorio, già carenti. I comuni dovettero tornare a farsi carico delle spese abolite, e dovettero, perciò, riportare i dazi ai precedenti livelli. L'abro­gazione dei provvedimenti del '31 fu sancita ufficialmente nel 1838, ma nella realtà della vita comunale cominciò subito, fin dal 1833.
Nel 1836-37, quando l'epidemia colerica investì Mezzogiorno e Sicilia, l'attivismo del giovane re si era da tempo esaurito e il riformismo iniziale aveva mostrato i suoi limiti. I provvedimenti presi nel gennaio '31 per Napoli e nel '32 per la Sicilia non erano stati inquadrati in un piano di interventi programmati nel tempo, e la stessa loro attuazione non era stata eseguita con la cura necessaria per ottenerne gli effetti previsti. Invano sollecitazioni e proposte erano venute dalla classe dirigente. Rifiutandosi di fare scelte impegnative, Ferdinando II aveva deluso l'ansia di rinnovamento che animava la parte migliore della borghesia sul continente e nell'isola: cadeva l'entusiasmo suscitato dalle sue prime decisioni.
Dal canto suo il sovrano, convinto di avere sempre provveduto al bene del paese, fu deluso e amareggiato daU'ingratitudine dei sudditi. Gli avveni­menti del '37 ne riconfermarono la sfiducia nelle istituzioni consultive e nelle larvate forme di autogoverno locale esistenti nel regno. Il re accentuò la tendenza a sovrintendere personalmente agli affari, accentrando nelle sue mani tutte le decisioni e riducendo progressivamente l'autonomia dei colla­boratori. Alla Sicilia, in contrasto con le aspirazioni insistentemente mani­festate, impose una più pesante subordinazione a Napoli, con l'invio di funzionari e magistrati meridionali, incaricati di rendere finalmente operanti le istituzioni estese all'isola dal '16. La breve illusione di un riformismo ferdinandeo orientato nel senso dell'apertura alla parte progressista del paese era definitivamente tramontata.
ALFONSO SCIROCCO
72) A. SCIROCCO, op. cit., p, 691 sgg e p. 708.