Rassegna storica del Risorgimento
CUOCO VINCENZO; SCHMIDT D'AVENSTEIN
anno
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1987
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pagina
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330
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330
Stefano Nutini
all'estremo opposto, ed abbiamo il torto di aver quasi interamente rotte le comunicazioni letterarie coi popoli vicini. Non sarebbe, per esempio, desiderabilissimo che ci fosse in Italia un giornale addetto a farci conoscere le produzioni della letteratura e della scienza del nord? 1 Francesi, sebbene soverchiamente vilificatori di tutto ciò che non è francese, pure ne han compresa la necessità, e già si rinnova in Parigi una Biblioteca germanica. Perché non possiamo avere anche noi commercio diretto e dobbiamo aver bisogno di sensali?
L'opera della quale parliamo è stata da lungo tempo giudicata. In Italia se ne sono già esaurite quattro altre traduzioni. Questa quinta si può dir francamente esser la migliore per l'esattezza della traduzione e per le annotazioni delle quali il valente traduttore l'ha arricchita e pei- una prelazione, che vi ha premessa, nella quale ha dato un breve, ma sensato cenno della storia della legislazione in Italia.
Bacone avea detto da lungo tempo che gl'Italiani sembravan fatti dalla stessa natura per coltivar con successo questa scienza; e si può sostenere, checché altri voglia dire in contrario, che in nessun'altra gli Italiani han conservata sì lungamente la loro superiorità, in nessun'altra han conservato un carattere proprio che dir si può nazionale e che nel tempo stesso è il migliore. Due grandi corruzioni si possono osservare nella scienza della legislazione: la prima cagionata dagli Spagnuoli, i quali cangiarono l'arte di render i governi stabili e gli uomini felici in vile cortigianeria; la seconda introdotta ne' tempi a noi più vicini per opera specialmente degli scrittori francesi, i quali abbandonate le orme di Montesquieu, le quali eran quelle stesse degl'Italiani, obbliando i fatti e gli uomini fecero dipendere la scienza più necessaria da principi tanto astratti che dir si potevano arbitrari.
Or nella scienza della legislazione non si erra impunemente. Se voi la trascurate, i popoli si corromperanno, perché i popoli naturalmente inclinano a corrompersi, ed è necessità ad ogni momento rammentar loro le massime della virtù e del pubblico bene. Felici quei popoli, dice il nostro Verri, tra' quali più comunemente si ragiona di virtù e più familiarmente si disputa sulla felicità dello stato! E la storia di tutt'i popoli conferma il detto del grandissimo uomo, poiché quei secoli sono i più illustri ne' quali meno si è ragionato sulla legislazione e sulla morale. Tale è il secolo di Pericle e di Alessandro, il quale chiamar si potrebbe il secolo di Socrate, di Platone, di Aristotele, di Teofrasto... Tutte le altre cose vi possono essere e non essere; in un secolo corrotto può esservi un grandissimo architetto, in un secolo barbaro può fiorire un sublime poeta.
La scienza della morale pubblica e della legislazione è la scienza de' popoli colti, perché conserva la virtù de' Governi e degli uomini, senza la quale tutte le altre arti si perdono.
Le massime false degli scrittori spagnuoli contribuirono più che ogni altra ragione a rovinar la grande monarchia di Carlo V. Le fallaci teorie dell'ultimo secolo han prodotti mali anche maggiori.
Che rimane a fare? Coltivar la scienza, giacché è impossibile togliere agli uomini il senso del bene e del male, ma coltivarla in modo che si evitino gli errori funesti, coltivarla secondo il metodo degl'Italiani, e promuovere nella nazione gli studj della storia dalla quale i fatti veri si apprendono, della legislazione nazionale dai quali si hanno gli esempi degli ottimi metodi.2)
Già da questi cenni, rapidi ma certo positivi, emerge quanto meno la convinta vicinanza di Cuoco alle istanze che hanno consigliato la traduzione
2) Giornate Italiano, n. 44, 13.4.1805, p. 178. Un altro annunzio del volume, questa volta per il secondo tomo, ivi, n. 134, 17.10.1805. L'edizione da cui si citerà è, per l'esattezza, Principi della legislazione universale di Schmid [sic] d'Avenstein. Prima edizione milanese accresciuta di nuove annotazioni, tomi 4, Milano, A. Nobile, 1805-1807 (d'ora in poi Princìpi, seguito dall'indicazione del tomo e della pagina).