Rassegna storica del Risorgimento
CUOCO VINCENZO; SCHMIDT D'AVENSTEIN
anno
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1987
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pagina
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331
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Cuoco e Schmidt d'Avenstein 331
di un testo come quello di Schmidt, oltre che alle sue linee generali; ma è poi leggendo i quattro tomi dell'edizione milanese che ci si convince della partecipazione di Cuoco all'impresa, per quanto essa non vi sia assolutamente menzionata. Anzitutto, alcuni motivi esterni, che già ci orientano verso tale ipotesi: l'editore, Agnello Nobile, che è lo stesso del Giornate Italiano e firma la commossa dedica a M. Delfico, ispiratore di questa ristampa; la stessa storia editoriale dei Principj , di cui, nella nota introduttiva, è ricordata l'edizione napoletana, arricchita di alcune nuove note (Stasi, 1791); il milieu culturale degli associati, tutti certamente in contatto con Cuoco, tra cui spiccano Salfi, Custodi, Bossi, Lancetti, Appiani, Compagnoni, Valeriani, Squadrelli, Ressi, Nani (ed accanto a loro, è importante trovare un certo numero di esuli meridionali, impiegati nella piccola e media burocrazia napoleonica: Amante, Mazzarella socio di Cuoco al Giornale e suo correttore di bozze , Mauro, F. Agnelli lo stampatore del Redattore Cisalpino , Pignatelli, Silva, Procida).
Sono comunque i motivi interni quelli che ci convincono con maggiore evidenza: si tratta delle annotazioni a pie' di pagina che spesso il curatore aggiunge al testo di Schmidt, talvolta a correggere, più spesso a spiegarne ed argomentarne le affermazioni. È qui, insomma, che si scopre la mano di Cuoco, o almeno una sua indiretta ma tangibile presenza, per spunti e considerazioni che rinviano decisamente alla sua cultura ed alle sue vedute. Sarà il caso, per esempio, delle minute e ripetute note sulla questione dell' utilità della storia controversia cruciale al tempo, et pour cause, che vede Salfi e Cuoco insistere sulla validità delle indicazioni scientifiche e civili che dalla lezione delle cose potevano venire, senza mai cedere al generoso ma sfiduciato pessimismo di Delfico4) che confermano quanto lo storicismo di Cuoco si nutrisse di umori positivi , di ricerche fattuali:
Con pace dell'autore, questo [l'impossibilità di affidarsi a quelli che Schmidt definisce i capricci della storia ] dee intendersi della storia, considerata come romanzo, non già come oggetto di calcolo e di ragione. Che diverrebbero tutte le scienze, senza i fatti comparati e risoluti in idee generali, da cui risultano?5)
L'Autore si trova esposto a confessare la utilità della storia, ch'egli à negata, ed a valersene suo malgrado. E come altrimenti nelle rivoluzioni politiche potremmo conoscere le cagioni che ordinariamente le annunziano?6)
Riconosciuto questo principio dal nostro Autore [secondo il quale le raccolte dell'esperienze fisiche e morali debbono precedere le conseguenze estratte da queste esperienze, e le teorie formate per mezzo delle induzioni ], non è la cosa più strana l'escludere da' nostri studi la storia, che richiede la più parte di que' fatti, da' quali soltanto possono ricavarsi i princìpi più solidi della morale e della politica? Si dirà, che sono rarissime le
3) Del resto il silenzio su tale iniziativa in Cuoco e lo stesso anonimato dell'operazione caratterizzano anche altre delle sue operette sopra ricordate.
*) Lo stesso intervento cuochiano su L'utilità delle scienze e specialmente della storia, che Cortese e Nicolini fanno risalire congetturalmente al 1812 (in V. Cuoco, Scritti vari, voi. Il, Bari, 1924, pp. 235-248) dovrebbe essere, a parer mio, anticipato agli anni milanesi.
5) Principi, 1, pp. 6-7.
6) Ivi, II, p. 43.