Rassegna storica del Risorgimento

CUOCO VINCENZO; SCHMIDT D'AVENSTEIN
anno <1987>   pagina <334>
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Stefano Nutìni
considerazioni politico-sociali che aveva già avanzato nelle Osservazioni sul Dipartimento dell'Agogna e nelle polemiche con Gioia e Di Breme: la deplorazione per la miseria del popolo, costretto all'emigrazione dal sotto­sviluppo di talune zone (e contestualmente, la relativa comprensione per il reato di furto in casi di estrema indigenza14)), l'insistenza sulla prospettiva di una piena occupazione e sulla creazione di occasioni di lavoro, l'atten­zione agli effetti morali ed economici dell'* industria .,5>
È interessante, poi, che da questo commento a Schmidt emerga netta, come in altri casi, l'assoluzione deirilluminismo dall'accusa di aver fomentato, se non originato direttamente, la rivoluzione francese; per Cuoco le istanze critiche della filosofìa ebbero sempre dalla propria parte una pacata, sobria ragionevolezza, assolutamente non eversiva ed aliena dagli abusi e dalle astrattezze : lfi) per dirla con le parole di un articolo del Redattore Cisalpino, nei disastri della Francia non vi hanno avuto colpa i filosofi, ma bensì coloro che sdegnavan esser tali [...] e che han finito col far massacrare tutti i filosofi.17) In tale prospettiva, un po' come nel Platone , alla figura di Socrate, nobile assertore della razionalità critica e dell'integrità morale, si contrappone l'intrigante setta dei sofisti: trasparente allusione ad un scontro tra lumi e loro arbitrario sovverti­mento. Ed è, questo, un altro motivo ricorrente nel Cuoco milanese , che oppone alla tesi del complotto massonico-illuministico la ferma difesa dei diritti della ragione, pacifica ma non per questo meno lucida: motivo la cui ripresa, per quanto tutta di parte moderata, lo qualifica nei confronti di quella sottile sfiducia-crisi della razionalità che si evidenzia negli intel­lettuali del tempo.
Sempre per restare in quest'ambito, una conferma della fedeltà di Cuoco all'orizzonte politico riformistico-illuminista e prerivoluzionario ci viene dal ripetuto riferimento a Vico, Filangieri, Palmieri, Delfico, Pagano (e, fra gli stranieri, a Montesquieu e Schmidt stesso) come ai propri ispiratori, numi tutelari e seguaci di quella scuola antica italiana la quale, come altrove egli afferma, 18) si nutriva di umori positivi , attenti al reale ma al contempo non eversivi; ed infatti, non a caso, anche Napoleone, al pari che negli articoli del Giornale, riveste il ruolo del principe avveduto ed autorevole,
W) Principi, I, p. 230: Quanto più questa sorte di gastighi barbari debbe scanda-jlezzarei, ove si osservi che i delitti, a' quali s'infliggono, sono effetti quasi inevitabili della medesima costituzione politica? Se questa, per esempio, sostenga l'enormi fortune ammon­ticchiate nelle mani di pochi, e condanni il resto del popolo alla miseria, non è un'ingiustizia dippiù il punire la necessità in cui si trovano alcuni di rubare? Chi meriterebbe di esser punito in tal caso? Quante altre applicazioni di questo generel .
ì5) Principi, II, pp.14 e 37.
tó) Ivi, I, p. 63: La vera filosofia non fu mai inquieta e perturbatrice; lo fu bensì /'empirismo di tutti i mestieri, che à sempre sentito la necessità di eccitare le passioni le più funeste, per distruggere il dolce impeto della ragione tranquilla e pacifica .
i?) Redattore Cisalpino, 9.2.1803, p. 96.
18) Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, rist. a e. di P. Villani, Roma-Bari, 1976, pp. 4041,