Rassegna storica del Risorgimento
BARATIERI ORESTE CARTE
anno
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1987
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pagina
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346
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LIBRI E PERIODICI
Studi in onore di Lorenzo Bedeschi (Centro studi per la Storia del Modernismo Fonti e Documenti, 13 e 14); 2 voli., Urbino, Istituto di Storia dell'Università, 1984 e 1985, in 8, pp. 949. S.p.
La ricca silloge raccolta dai suoi più stretti collaboratori urbinati nell'occasione del settantesimo di Bedeschi è preceduta da un saluto di Carlo Bo nel quale si afferma senza mezzi termini che per comprendere ed interpretare il lavoro storico di don Lorenzo bisogna rifarsi alla fede dell'uomo, al ministero del sacerdote (e quindi, direi ovviamente, un nome su tutti, il suo, il nostro don Primo Mazzolari ) e da un itinerario storiografico di Bedeschi tracciato dai collaboratori medesimi, Botti, Cerrato e Pivato, in cui la chiara scelta antifascista, l'attività giornalistica, la fissazione documentaristica, il privilegi amento delle minoranze, la storia locale e di periferia, vengono individuate come le successive tappe di un viaggio che si assesta infine nel ripensamento complessivo e sistematico del modernismo, anche qui con preferenze ben chiare, il sociale e lo spirituale anziché il politico ed il teologico, non tanto il dilemma tra eresia ed ortodossia (e men che meno, in campo cattolico più lato, quello fra transigenza ed intransigenza) bensì, sono parole di Bedeschi, il primo vasto contraccolpo della proletarizzazione moderna nel mondo cattolico... il tentativo e i conati di trasferire l'esperienza di fede da un contesto precapitalistico a quello industriale .
1 evidente la modernizzazione del modernismo, mi si passi il bisticcio, in un'interpretazione come questa, a mezzo tra Baget Bozzo e l'arcivescovo di Recife, per un movimento se altri mai individualistico, così nei suoi risvolti d'intellettualismo razionalista come in quelli di beneficenza e di carità attiva , quale fu il modernismo, quello reale ed effettivo, s'intende, a meno che non s'indulga ad una sorta di panmodernìsmo come non manca di capitare a qualcuno appunto dei più congeniali collaboratori, Alfonso Botti, ad esempio, per Unamuno, o il Cavaglion per Felice Momigliano.
E più sarebbe apparsa evidente, e comprensibile, codesta modernizzazione, se, al posto della bibliografia tematica prescelta dai curatori, si fosse privilegiata quella cronologica, che vede chiaramente Bedeschi emergere da un conformismo cattolico alla De Gasperi, alla Gronchi, addirittura alla Gedda, soltanto sulle soglie dei cinquantanni e del centro sinistra, all'indomani del Concilio, una pienezza dei tempi che spiega molte cose, un dare ed un avere che andrebbero indagati a dovere, fino all'autentica alluvione degli anni settanta, che Va poi placandosi nella più rigorosa ed esclusiva ricerca scientifica del periodo seguente, un incontro scontro con la società civile, culturale ed anche politica contemporanea a cui non a caso fa seguito il magistero del Centro Studi, l'acquisizione dell'archivio Sabatier e la grande realizzazione collettiva di Fonti e Documenti.
Bedeschi è dunque un contemporaneista nel senso più pieno e pregnante del termine, che è quello di contemporanclzzare il passato sulla spinta e sulla suggestione di eventi contemporanei a cui egli prende parte con tutta la passione, la vitalità e gli umori del contemporaneo militante e di parte (nuove scuse per questi altri giochi di parole, che saranno gli ultimi, e che sono quasi inevitabili nel parlare di un caro ed illustre amico nei cui confronti l'ammirazione e la diffidenza si confondono in un autentico guazzabuglio di manzoniana memoria). Appunto per questo, la raccolta in suo onore, che dovrebbe per definizione, almeno in qualche misura, riflettere i filoni principali e più caratteristici della ricerca dello studioso a cui s'intende rendere omaggio, soffre invece di una significativa