Rassegna storica del Risorgimento

BARATIERI ORESTE CARTE
anno <1987>   pagina <347>
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Libri e periodici
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sfasatura fra il nucleo dedicato all'indagine sul modernismo, estremamente denso, omogeneo e compatto, che occupa interamente il primo volume, ed i saggi del secondo, disorganici tra di loro, più d'una volta venuti fuori da pura e semplice colleganza o amicizia personale con Bedeschi, senz'alcun rapporto con i suoi interessi culturali, scientifici e magari eruditi fine a se stessi, verrebbe voglia di dire, senza quel pizzico di coinvolgimento, di contami­nazione del contemporaneo, a cui dianzi si faceva cenno.
Il primo di questi saggi è del Molinelli, sul triste tramonto jesino del cardinal vescovo Monchini, uno degli eroi del piononismo quarantottesco, e sembrerebbe difficile imma­ginare un argomento toto coelo più distante dai sanguigni fervori di don Lorenzo, al pari di quelli di altri suoi colleghi di Urbino, sui quali perciò non ci soffermiamo. Parimenti fuori tema , direi, il contributo di Mazzonis sulle lettere romane di Cantù durante il concilio, ma qui, a parte l'importanza intrinseca del documento, ed alcune fini osservazioni di gusto e di costume che Mazzonis inserisce nell'introduzione con la consueta eleganza, vi è se non altro l'impeccabile, imponente e tutl'altro che agevole apparato di note al testo, che richiama appunto il miglior Bedeschi, quello della fissazione archivistica e dell'accanimento documentario di cui più sopra si parlava.
La lunga e congeniale frequentazione suggerisce viceversa a Stefano Pivato un bel tema tipicamente bedeschiano, quel rapporto tra religiosità laica ed emotiva, da un lato, e, dall'altro, l'iconografìa simbolica (il Gesù socialista) o caricaturale alla Scalarini ed alla Galantara, che i pregevoli studi del Neri e del De Micheli hanno cominciato a dipanare, ma che meriterebbe ben altro approfondimento per la storia civile e culturale del socialismo prefascista. II Pivato è comunque sulla strada giusta, lo dimostrano l'attenzione ad un classico troppo trascurato come Psicologia del movimento socialista di Ettore Ciccotti per un Laterza 1903 alla vigilia di essere fagocitato da Croce, nonché le distinzioni tra i due caricaturisti socialisti, il pessimistico cerebralismo di Scalarini e l'ottimismo polemicamente corpulento di Galantara, due facce di una ideologia il cui chiarimento, sempre incredi­bile, non ha fatto molti passi avanti dopo le illuminanti pagine di Gabriele Turi, che sono anch'esse sorprendentemente tarde, del 1980.
Un interlocutore più o meno scomodo degli eroi di Bedeschi è anche il Sorel presentato da Furiozzi sull'illustre falsariga religiosa, o addirittura metafisica, di Santonastaso e La Feria, un'esposizione molto contenuta e corretta, che consente di far giustizia di qualche stroncatura o fraintendimento sempre di moda, a parte la conclusiva e sconcertante adesione ad una bizzarria di Tilgher circa l'asserita convergenza tra l'itinerario spirituale di Sorel e quello di Buonaiuti, a vanificare la quale basterebbe l'idea di Roma totalmente assente nel primo, figlio del gallicanesimo e della rivoluzione, trascendente in Buonaiuti su qualsiasi ortodossia chiesastica del suo e di ogni altro tempo.
11 fascismo di Murri, su cui si sofferma, anche qui molto sobriamente ma con grande efficacia e stringentissima documentazione, Pier Giorgio Zunino, costituisce invece un problema aperto e tutto da affrontare e ribaltare, per così dire, sul primo quindicennio del secolo, dove di solito si arresta la bibliografia sul sacerdote marchigiano, per ravvisare nell'ultimo e lunghissimo, trent'anni, periodo della sua sempre intensissima vita pubblica ed attività pubblicistica la coerenza e la continuità di certe idee forza, Roma, appunto, la nazione, lo Stato, ma anche la violenza, l'antiparlamentarismo, e cosi via, il cui accoramento contribuirebbe senza dubbio, e non poco, ad eliminare persistenti ambiguità e trionfalismi ingiustificati, e ad instaurare una dialettica più articolata con le grandi correnti della cultura politica contemporanea (che cosa non verrebbe fuori da una sorta di vita parallela , come in effetti anche biograficamente è stata, di Murri e Gentile?).
Al di là del saggio di Caretti sul Matteotti antifascista in nome di un ultrariformismo forse fin troppo accentuato dall'A, e di una bordata di Roveri antirisorgimentale ed anti interventista tendente ad uccidere parecchi uomini morti, e prescindendo da uno splendido lavoro di Giannotti sulla nominatività giolittiana dei titoli azionari, una delle cose più lucide e solide della silloge, gli altri due contributi più e meglio bedeschiani del volume sono dunque quello del Campanini su Mazzolar! anticipatore della tematica conciliare negli anni trenta, soprattutto in tema di valorizzazione del laicato, e la consueta densa e polemi­cissima sintesi di Mario G. Rossi sulla fortuna e la crisi del partito cattolico, compenetratosi