Rassegna storica del Risorgimento

BARATIERI ORESTE CARTE
anno <1987>   pagina <351>
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Libri e periodici
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su una estensione di autonomie locali affidate alle classi dominanti tradizionali, che però erano ben lontane dal possedere un retroterra politico simile a quello della gentry britannica. La strategia di Rudinì cadde sulla grande paura sociale provocata dalle sommosse del 1898. La risposta del suo governo fu, per l'ultima volta, quella inconfondibile della classe politica risorgimentale: l'attacco allo Stato proveniva dai rossi e dai neri , dunque gli uni e gli altri andavano ugualmente colpiti.
11 superamento della crisi di fine secolo segnò l'affermazione del disegno giolittiano. Ciò che contraddistingue Giolitti, secondo Pombeni, sarebbe proprio la sua accettazione dell'ingresso dei partiti nel sistema costituzionale italiano. Pur rimanendogli estraneo il princìpio del partito per quanto riguardava i liberali, Giolitti si rese conto che le forze esterne al sistema parlamentare potevano essere controllate consentendo ad esse di organiz­zarsi in partiti moderni. Un accordo si sarebbe più facilmente raggiunto se operai e clericali avessero avuto gruppi dirigenti con cui entrare in rapporto nel luogo della media­zione politica, il Parlamento. Ma anche con Giolitti, la forza dei costituzionali non poteva prescindere dal controllo del governo. Perciò l'uso che Giolitti fece degli strumenti del potere fu sovente spregiudicato: era questo il solo mezzo a sua disposizione per costruire l'unico partito che un liberalismo incapace di accettare le moderne forme di organiz­zazione politica era disposto a tollerare. Ma un governo realmente forte sul piano parla­mentare continuava ad essere un miraggio, in assenza di imo strumento organizzativo specifico.
Pombeni conclude la sua analisi tutta incentrata sugli aspetti politico-istituzionali, affermando che i liberali italiani non capirono mai che le loro maggioranze governative non erano maggioranze capaci di mantenersi fedeli al governo in astratto. Dalle urne, piuttosto, uscivano maggioranze legate ai leaders che detenevano in concreto il governo al momento delle elezioni. La massa dei deputati liberali si accordava col governo in nome di una miriade di interessi particolari ed era disposta a dare il suo appoggio a qualunque governo che tali interessi si impegnasse a tutelare. Anche da qui scaturiva la sostanziale fragilità del sistema liberale.
FILIPPO RONCHI
LUIGI COMPAGNA, L'idea dei partiti da Hobbes a Burke (Saggi Bibliopolis, 21); Napoli, Biblio-polis, 1986, in 8, pp. 246. L. 30.000.
Nel suo studio del 1881 su I partiti politici e la ingerenza loro nella giustizia e nella amministrazione , Marco Minghetti, teso alla ricerca di rimedi alla interferenza politica ed alle sempre più frequenti manifestazioni dello spirito di fazione, deleterie per la correttezza della vita amministrativa e del sistema giudiziario del nostro paese, aveva tuttavia riconfer­mato la necessità della divisione della rappresentanza politica in partiti.
SÌ doveva seguire l'esempio dell'Inghilterra, dove proprio quella divisione poteva a buon diritto essere considerata dal liberale bolognese quasi la tessera che ci conduce attraverso la storia di quella grande nazione . E poco più avanti Minghetti riprendeva delle considerazioni di Burke, assai significative, sui buoni effetti dello spirito di partito. Spirito di partito naturalmente inteso come coscienza del valore etico della propria presa dì posizione politica.
Era in Inghilterra quindi che per Minghetti bisognava ricercare la nascita della teorica dei partiti , che lo stesso riteneva indissolubile dalla teorica del governo parlamentare.
La nascita della teorica dei partiti nel pensiero politico del Settecento, è il tema centrale di questo studio di Luigi Compagna, nascita nel costituzionalismo inglese che viene qui ricostruita nel suo sviluppo storico. Alla invocazione della necessità dell'unanimismo nazio­nale dei King's men, Burke aveva contrapposto l'idea delle onorevoli connessioni , necessarie per assicurare il buon funzionamento del sistema politico.
La Francia invece, come nota Compagna, era lontana da Burke molto prima, e