Rassegna storica del Risorgimento
BARATIERI ORESTE CARTE
anno
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1987
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pagina
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353
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Libri e periodici
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aperto da un Ponti di Oristano, nobile nel 1313, e chiuso da Giuseppe Loy Puddu di Cagliari, nominato conte da Umberto il di Savoia nel 1983.
È proprio il nobiliario che documenta il carattere composito di un ceto che, sotto un denominatore comune, comprendeva personalità e famiglie di diversa origine, dai militari ai proprietari terrieri, dai magistrati, burocrati ed uomini di cultura ad imprenditori di nascita talvolta alquanto modesta. Diversi titoli vennero in particolare concessi a personalità distintesi nella plurisecolare lotta contro i corsari barbareschi ed a proprietari terrieri che si impegnarono a colonizzare vaste zone completamente spopolate per il pericolo rappresentato, oltre che dalle incursioni barbaresche, protrattesi sino ad Ottocento avanzato, dalla malaria e dalla vivace resistenza opposta dai pastori.
Di fondamentale importanza la distinzione fra la nobiltà minore, che risiedeva in parte nei villaggi, e la nobiltà feudale, che risiedeva in parte a Cagliari o a Sassari.
Mentre diversi esponenti della nobiltà minore svolsero un ruolo non secondario nei moti politici e sociali della fine del XVili e dell'inizio del XiX secolo, i titolari dei feudi più importanti risiedevano in Spagna ancora nel terzo decennio dell'Ottocento, quando Carlo Alberto, dopo un primo tentativo andato a vuoto per le pressioni esercitate da Madrid su Vienna e da Vienna su Torino, giunse all'abolizione del feudalesimo col mezzo legalissimo del riscatto, accettato addirittura con entusiasmo da diversi feudatari: iniziativa che, assieme ad altre, stabilì le premesse della rinuncia all'autonomia statuale dell'isola, offerta a Carlo Alberto e da questi accettata, nel novembre del 1847, dai rappresentanti dei tre stamenti o bracci (militare, ecclesiastico e reale) dell'antico parlamento. Episodio che se è fondamentale nella storia dell'isola non manca, come osservò Paola Maria Arcari in un importante lavoro, di un suo significato nella storia del Risorgimento.
Aspetti tecnici ed eruditi ed aspetti che interessano la storia politica e sociale si intrecciano pertanto nell'opera di Floris e Serra, che ha già ottenuto nell'isola un notevole successo di critica e di pubblico, e che a nostro parere meriterebbe di essere sottratta alla sorte alla quale vanno incontro molti libri che, nati in Sardegna, in Sardegna muoiono, senza aver mai fatto la loro comparsa nel mercato nazionale.
LORENZO DEL PIANO
DARIO MATTEONI, Livorno (Le città nella storia d'Italia); Bari, Laterza, 1985, in 8, p. 230. Ril. L. 50.000, br. L. 40.000.
Gli esiti della collana, diretta da C. De Seta, sono apparsi fino ad ora piuttosto discontinui. Accanto a titoli rispondenti pienamente agli obiettivi dell'editore, sono apparse talora monografie che non soddisfano affatto alla dichiarazione di intenti premessa ad ogni volume. La collana si propone di essere una sintesi stringata, ma ineccepibilmente documentata dell'evoluzione urbana [...], non una storia urbanistica, ma una storia urbana, tale cioè da interessarsi, oltre che alle pietre, agli uomini e alle classi che sono gli attori di questa eccezionale scena . Va detto subito che l'opera di Dario Matteoni risponde pienamente a questo disegno.
La narrazione della vicenda urbana di Livorno prende le mosse dal periodo di Cosimo 1 e l'A. pone immediatamente in evidenza le due direttrici su cui si muoverà l'interesse mediceo per la città fino al Settecento: da una parte il rafforzamento delle strutture difensive, dall'altra l'ingrandimento del porto e la creazione di adeguate attrezzature commerciali A questo fine vengono impiegati architetti e urbanisti importanti come fi. Ammannati e B. Buontalenti. Gii sforzi medicei non riescono tuttavia a far decollare immediatamente questa realtà urbanistica e commerciale. A questo fine si mossero i disegni populazionisti di Ferdinando de' Medici, volti ad attirare nella città mercanti, anche ebrei e marrani e proprio ia colonia ebraica occuperà un ruolo non secondario nelle vicende
della città.
Le difficoltà incontrate nel condurre questo lavoro appaiono evidenti appena si pensi che nella Livorno attuale non sono rimaste che rare testimonianze della città di epoca