Rassegna storica del Risorgimento

BARATIERI ORESTE CARTE
anno <1987>   pagina <354>
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Libri e periodici
moderna ed anche contemporanea, non solo a causa dei diversi interventi di risana­mento (1) e delle distruzioni della guerra, ma anche, ed in misura non secondaria, a causa della conseguente ricostruzione, in cui si è perso più volte l'occasione di rappresentare un modello di gestione realmente alternativa della città storica e del territorio (p. 1). Si capisce perciò come la ricerca di Matteoni si sia dovuta svolgere essenzialmente, anche per i periodi più recenti, su fonti cartografiche, iconografiche, progetti, fino a quelli degli anni trenta del '900 per la modernizzazione della città storica, sempre su fondi archi­vistici anche stranieri.
In questa sede ci interessa particolarmente la Livorno dei Lorena e risorgimentale Con le sue nuove direzioni urbane, i suoi programmi di sviluppo della marina mercantile ed i conseguenti incentivi, privilegi concessi ai cittadini. Anche in periodo lorenese continua la fondazione della città: l'auspicato spostamento di fortune di origine mercantile ali'armatori a dovrebbe tradursi anche sul piano urbano nella rottura dei limiti posti dai bastioni, mentre sul piano sociale venivano promossi quei servizi necessari ad una città moderna. Anche le iniziative culturali vengono incentivate con ima opportuna legislazione sulla stampa, e non bisogna dimenticare l'edizione livornese deìl'Encyclopédie di Diderot e D'Alambert, mentre il clima di tolleranza nei confronti degli ebrei fa sì che siano rappre­sentati in diversi organi locali. Anche i progetti e poi il decreto di istituzione della Camera di Commercio vedono la loro comunità trattata come le nazioni straniere. Nella città portuale toscana questo clima si imporrà, con gli inevitabili arresti, addirittura anche durante il buio Regno d'Etruria e negli anni del dominio napoleonico.
Alle autorità francesi la città interessava solo come testa di ponte del blocco continentale. Ovviamente in questo periodo peggiorano i traffici nel porto e restano irrisolti tanti problemi abitativi. Tuttavia si deve sottolineare che in questo primo quindicennio del secolo giungono a maturazione tante fortune familiari, che già si erano palesate nel periodo precedente e pongono ora le condizioni per imporsi in epoca granducale ed unitaria. Fortune aristocratiche dissestate cercano la strada dei commerci, mercanti ebrei acquistano beni demaniali, appaltatori del regno etrusco, come i Dupouy, intervengono nelle costruzioni, fanno la loro comparsa nomi e personaggi che occuperanno posizioni non secondarie nel periodo della Restaurazione, e sono i Semi (imparentati a Vieusseux), i fratelli Mayer (commercianti filantropi), l'appaltatore Eynard (futuro consigliere granducale), famiglie che si arricchiscono coi contrabbandi e pongono così le basi delle loro fortune finanziarie. E non è un caso che Enrico Mayer si faccia sostenitore delle Casse di Risparmio, addirittura con un opuscolo divulgativo, promotore di asili infantili, che i ceti dirigenti commerciali aiutino in vari modi il moto per l'indipendenza greca, gli ambienti colti della città e della Toscana si facciano interpreti di queste istanze di libertà sull'Antologia di G. P. Vieusseux.
Livorno continuerà ad essere al centro degli avvenimenti risorgimentali con un contributo di uomini, idee, mezzi finanziari. Insieme a Firenze costituisce la realtà più Yiva della Toscana e questa vivacità si traduce anche in un fervore di interventi e progetti per una città in espansione necessitante di strutture più moderne. Architetti come Bettarini e Digiry collaborano all'ampliamento della cinta daziaria, del porto franco, e ad un accresci­mento omogeneo della città (p. 150 sgg.)- L'espansione commerciale non appare disgiunta da un fervore di progettazione di notevole impegno sociale, in linea con le più avanzate esperienze europee. Diversi progetti, come l'abbattimento dei bastioni di Digny, il percorso dell'acquedotto, ancora godibile, di Poccianti e tante altre esperienze configuravano la moderna città borghese. La cultura di questi architetti non appare per niente provinciale e l'A. si sofferma sul progetto del Direttore delle Regie Fabbriche Luigi de Cambray-Digny per un nosocomio non più inteso come luogo dì assistenza, ma strumento di intervento terapeutico.
11 periodo unitario segna la fine del porto franco, ma la contropartita per la città avrebbe dovuto trarsi da un miglioramento delle attrezzature portuali. Progetti e lavori in tal senso erano stati commissionati, ancora in periodo granducale, nel 1851, all'ing. Pokél, ma ancora nel 1906 Salvatore Orlando, deputato, industriale, padrone dei cantieri di S. Rocco denunciava le carenze dello scalo livornese . Ad imprimere un accelerato muta-