Rassegna storica del Risorgimento
BARATIERI ORESTE CARTE
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1987
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Libri e periodici
della Serenissima; il suo era più un ruolo di assistenza e di giurisdizione che di rappresentanza, ma non per questo meno importante é delicato di quello dell'inviato, suo diretto superiore. A queste sue normali attribuzioni il console di Francia a Genova, così come i vice-consoli, suoi collaboratori, aggiungeva il compito di informatore: nei loro dispacci troviamo ogni sorta d'informazione che poteva rappresentare un qualche interesse per la Francia. È quindi comprensibile che les Affaire* de Corse occupassero in quegli anni una parte tanto consistente nella loro corrispondenza, la quale ci fornisce tutta una serie di notizie estremamente interessanti di carattere amministrativo, economico, finanziario e, naturalmente, militare, in un momento delicato non solo per da storia dell'isola, ma anche per quella dei rapporti tra Genova e la Francia.
Questa documentazione è dovuta in larga misura a due personaggi eccezionali: Francois Coutlet, che ricopri la carica di console di Francia a Genova sino al 1756, e Francois Regny, che gli successe, ma che già nel 1755 aveva svolto la funzione di console supplente a causa delle pessime condizioni di salute in cui versava l'ormai ottantenne Coutlet. Uomini, i due, dal carattere diverso: profondo conoscitore delle persone e delle cose, perfettamente inserito nell'alta società genovese (grazie al matrimonio), schietto e sincero tanto nella condanna della miope e controproducente politica genovese, quanto in quella della condotta delle truppe francesi sull'isola, Coutlet; prudente e muto osservatore degli avvenimenti, sobrio, limitato all'essenziale nei suoi dispacci, Regny. Entrambi, però, fautori della medesima politica, quella di una riconciliazione tra il governo repubblicano ed i patrioti Corsi, e ciò anche dopo il ritorno di Pasquale Paoli, avvenuto nel 1754.
È proprio leggendo il giudizio espresso a caldo dal vice-console di Bastia ( sieur d'Angelo) su questo affascinante protagonista delle vicende corse (del quale ignorava anche il nome di battesimo) che possiamo rilevare con quale e quanta oculatezza il console scegliesse d propri collaboratori; scrive infatti d'Angelo: C'est un jeune homme de mèri te, fort accrédité panni la Nation, capitani d'infanterie au service du Roi des Deux-Siciles et il pourrait succèder à Gafforio. Cet événement donnera lieu bientòt à quelque nouveauté dans ce pays-ci (p. 177).
Benestanti, non di rado ricchi, intelligenti e, soprattutto, Corsi, i vice-consoli di Francia erano quattro, residenti nelle principali città dell'isola: Bastia, Calvi, Ajaccio e Bonifacio. Corsi, si è detto, ma devotissimi alla Francia, onorati e fieri dell'incarico loro affidato, al punto da far montare sulle porte delle loro dimore le armes du Roi ; spesso questa fedeltà era premiata con la concessione del permesso di trasmettere di padre in figlio la carica.
Dalla lettura della corrispondenza pubblicata da Boudard emergono due dati certi: il primo è che la Repubblica non è in grado di procedere da sola alla riconquista di un'isola che è oramai totalmente nelle mani degli insorti, eccezion fatta per alcune importanti roccaforti sulla costa; il secondo è che i Corsi, soprattutto dopo l'arrivo di Paoli il quale pone di fatto fine al disordine amministrativo dell'isola, dandole un governo, levando imposte regolari non sono più disposti a riconoscere alcuna sovranità genovese, sia essa anche soltanto formale. Nei dispacci inviati a Versailles da Coutlet e Regny queste osservazioni ricorrono sovente, così come vengono prontamente ed acutamente segnalate le uniche due soluzioni possibili: indipendenza pura e semplice, con la costituzione di una Nazione corsa, oppure sostituzione della dominazione genovese con quella di un altro paese, sia esso il Piemonte, l'Inghilterra, la Francia, Napoli o anche la Spagna.
La situazione si mantiene comunque alquanto fluida per lungo tempo, anche perché le intenzioni del governo francese non sono decifrabili, almeno sino al 1764. Da alcune lettere di Coutlet possiamo infatti cogliere un certo imbarazzo da parte del vecchio console nei confronti del comportamento del marchese de Cursay, controverso ed ambiguo personaggio che tra il 1749 ed il 1751 svolse di fatto sull'isola una politica personale, a volte in contrasto con quella ufficialmente sostenuta dal suo governo. Comandante delle truppe francesi in Corsica, egli, pur riconoscendo la sovranità teorica di Genova, tese di fatto a sostituirsi ad essa nell'amministrazione, avvalendosi nella sua opera non solo delle sue truppe, ma anche del partito francese degli insorti, da lui sostenuto finanziariamente. Attaccato veementemente dai Genovesi, i quali ne peuvent entendre parler de M, de