Rassegna storica del Risorgimento
BARATIERI ORESTE CARTE
anno
<
1987
>
pagina
<
366
>
366
Libri e periodici
delle difficoltà in cui viveva quello Stato, per la cui edificazione e per la cui operosità tanto si era impegnalo il personaggio effigiato.
Venerdì 14 marzo 1884, non ancora cinquantasettenne, Quintino Sella muore. L'indomani la Camera lo ricorda con interventi, che, al di là della emozione e dell'occasione, olirono il senso più vivo della perdita e provano la considerazione goduta dall'uomo: un senso e una considerazione utili anche per noi in chiave storica. Pasquale Stanislao Mancini, ministro degli esteri, vede congiunti nello scomparso tre grandi uomini, l'uomo di finanza ... l'uomo politico ... l'uomo di scienza , Per Agostino Magliani, ministro delle finanze e nel 1862 segretario generale presso lo stesso dicastero, i provvedimenti straordinari, anormali, audaci erano imposti dalla necessità delle cose.2) L'opinione, soltanto in un primo momento, potrebbe sembrare dettata da una ovvia angolatura di parte. Renato Zanghcri, in un articolo a torto trascurato, infatti, ha provato che il provvedimento, per cui Sella fu bestemmiato , l'imposta sul macinato ha costituito una inquietante "tradizione nazionale" .3)
Tra i deputati, che partecipano alla solenne seduta del 15 marzo 1884, due parlano in termini particolari ed eloquenti. Francesco Crispi, glorioso di averlo avuto avversario , trova il maggiore dei suoi elogi nel carattere . Giuseppe Marcora, a nome dell'* estrema sinistra , rammentati l'inconciliabilità politica e gli scontri avuti, rimpiange meritatamente e altamente la fine immatura.4)
Alcuni dei relatori nel convegno torinese hanno sottolineato giustamente la vivacità della lotta e l'intensità delle contrapposizioni, scadute purtroppo a livello personale. Nell'aula parlamentare, nella tragica circostanza, non risuonano solo parole, echeggiano anche sentimenti non banali e non superficiali.
VINCENZO G. PACIFICI
GIANDOMENICO MUCCI, // primo direttore della Civiltà cattolica . Carlo Maria Curci tra la cultura dell'immobilismo e la cultura della storicità', Roma, Edizioni La Civiltà Cattolica, 1986, in 8, pp. xxix-232. L. 25.000.
La vicenda, per molti aspetti singolare, del padre gesuita Carlo Maria Curci (1809-1891) è stata spesso studiata sotto il profilo storico e politico. Mancava, tuttavia, sino ad oggi, un sistematico approfondimento del suo pensiero. Tale lacuna intende colmare la ricerca di Mucci, che, se per la parte storico-biografica si è potuto giovare di molti lavori anteriori, presenta quale contributo originale un'antologia commentata di testi curciani.
Rileva Giovanni Spadolini, introducendo il libro, che nella parabola religiosa ed intellettuale di Padre Curci c'è l'intero travaglio del mondo cattolico, dagli anni dell'intransigenza di Pio IX ai tentativi conciliatoristi di Leone XIII . Con spirito temporalista ed antiliberale, infatti, Curci era stato, nel 1849, uno dei fondatori della Civiltà Cattolica, rivelando notevoli doti giornalistiche ed organizzative. In questa veste aveva servito la causa della Santa Sede: polemista antigiobertiano, avversario della conquista italiana di Roma e della legge delle guarentigie, al punto da lanciare l'idea di una guerra santa per ristabilire le prerogative violate del Pontefice. Ma, con l'andare del tempo, Curci si convinse sempre più dell'ineluttabilità del processo di unificazione italiano e si rese conto che era ormai necessario imprimere una svolta al proprio operare. Divenne, così, uno dei precursori del conciliatorismo ed uno dei massimi esponenti del cattolicesimo liberale. Mucci, nel suo
2) Arri PARLAMENTARI, Camera dei Deputali, kg, XV, sess. 1882-1884, Discussioni, voi. Vili, p. 7019 e p. 7021.
3) R ZANOHERI, L'imposta sul macinato nella finanza degli Stati italiani fino all'Unità, in Rassegna storica del Risorgimento, XLVI (1957), p. 521,
4) A. P., Camera, leg. XV, sess. 1882-1884, Discussioni, voi. Vili, p. 7025 e pp. 7031-7032.