Rassegna storica del Risorgimento
BARATIERI ORESTE CARTE
anno
<
1987
>
pagina
<
370
>
370
Libri e periodici
uno dei settori più pregnanti di conseguenze e di riflessi non solo nel rapporto diretto Stato-Chiesa ma anche all'interno dello Stato, costruito con tante difficoltà intrinseche.
La relazione di Ernesto Bosna (La campagna di alfabetizzazione di massa nelle province pugliesi durante l'età della Destra storica) serve a confermare un giudizio sulla classe dirigente, largamente condiviso dalla storiografia più equilibrata e meno passionale. Se il progresso culturale del Meridione fu lento e difficile, la responsabilità è complessa e tale da non essere delimitata alla sola insufficienza della classe dirigente italiana e alla difficile applicabilità legislativa.
Le parole pronunziate in chiusura da Emilia Morelli colgono al meglio il senso del Convegno, i cui lavori hanno guardato all'insieme dei problemi sul tappeto, alla loro essenza, alla loro verità. La Morelli nota anche che, pur affrontando gli anni 1861-1876, non si sia pronunciata la parola brigantaggio: è la prova più felice, la dimostrazione più plausibile del successo del Convegno e, ci si consenta, della novità della sua impostazione di fondo.
VINCENZO G. PACIFICI
LUIGI CAVAZZOLI, RINALDO SALVADORI, Storia della cooperazione mantovana dall'Unità al fascismo (1861-1945). Tradizione associativa e civiltà contadina, introduzione di FABIO FABBRI; Venezia, Marsilio Editore, 1984, in 8, pp. 245. L. 25.000.
In Italia la storiografia sul movimento cooperativo ha conosciuto solo negli anni più recenti con gli studi di M. Degl'Innocenti, Z. Ciuffoletti, G. Sapelli, F. Fabbri sviluppi tali da farla crescere e salire a quella dignità scientifica riconosciutale invece nel resto d'Europa, quale indubbio strumento di indagine di quel processo di emancipazione economica delle classi popolari e delle esigenze e capacità associative di vasti strati sociali. Se tuttavia è stato spesso messo in evidenza lo sviluppo storico del movimento cooperativo i passaggi dal mutualismo borghese al socialismo di classe, la leadership riformista in età giolittiana, i rapporti tra fascismo e cooperazione minor interesse è stato finora avvertito per una storia sociale della cooperazione e non è ancora stato, a pieno, evidenziato nella cooperazione quella tendenza alla sociabilità che percorse sempre intensamente ogni processo di aggregazione politica e sindacale. L'esplorazione storica della mentalità cooperativistica, intesa come punto di unione tra soggetti storici che desiderano essere protagonisti e artefici del loro destino, è, insieme all'esigenza di ripercorrere e ricostruire in maniera seria lo svolgersi e il compenetrarsi del movimento cooperativo nell'arco della storia nazionale, l'obiettivo che si prefìgge questa nuova collana di studi sociali e cooperativi, diretta da Fabio Fabbri, collana che il volume di Cavazzoli e Salvadori inaugura in maniera egregia.
La cooperazione mantovana è stata ed è un fenomeno di vasta consistenza, costruita su solide basi e organicamente sviluppatasi in un processo di crescita che non ha conosciuto soste: nata sull'affermazione dei princìpi di mutualità e reciproco aiuto, cresciuta agli ideali del socialismo, essa si è via via modificata attraverso svolte profonde e radicali che hanno portato la cooperazione dei giorni nostri ad assumere i caratteri ed i connotati di impresa e di sistema di imprese, logica evoluzione di una capacità progressiva di adattamento alla realtà storica. Il volume di Cavazzoli e Salvador! ripercorre con rigore scientifico le tappe di questo processo e ne coglie efficacemente 1 momenti più significativi dalle origini al secondo dopoguerra.
Rinaldo Salvadori rintraccia, a ragione, le origini del movimento cooperativo nelle società di mutuo soccorso che promossero spesso iniziative cooperative nei settori del consumo, della produzione e del credito, ma sottolinea anche opportunamente i limiti di queste associazioni la loro chiusura, il limitato numero dei soci, la mancanza di una sociabilità allargata che le resero strumenti di una ristretta aristocrazia operaia e artigianale. È come riscontra l'autore la battaglia politica, nel caso mantovano