Rassegna storica del Risorgimento

BARATIERI ORESTE CARTE
anno <1987>   pagina <373>
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Libri e periodici
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Toniolo), tutti assai sensibili ai problemi sociali. Nel complesso lo studio dello Zalin ci presenta un Veneto in cui si manifestano tendenze e si sviluppano iniziative tipiche di una società in trasformazione.
Nuovo o per lo meno poco conosciuto il tema trattato da Gianni A. Cisotto, Aspetti del radicalismo veneto nel secondo Ottocento (pp. 47-73). L'autore, che qualche anno fa aveva fatto oggetto di indagine alcune figure di radicali vicentini, amplia in questo saggio il panorama estendendo l'analisi del fenomeno a tutto il Veneto. L'esordio politico dei radicali veneti avvenne con la consultazione elettorale del 1882, quando essi riuscirono a mandare in Parlamento tre loro rappresentanti. Ridotta la loro presenza a due elementi nelle elezioni del 1886 e poi a uno in quelle del 1890, conobbero una ripresa nel 1892 con sei deputati, che passarono a otto nel 1897 e a nove nel 1900. Le province in cui il movimento si rivelò più forte furono Padova, Udine e Verona; le figure più rappresentative: Carlo Tivaroni, Domenico Giuriati, Antonio Mattei, Giulio Alessio, Luigi Lucchini e Giuseppe Girardini. Il Cisotto mette in evidenza il fatto che il radicalismo veneto fu sostanzialmente, nonostante l'inguaribile anticlericalismo, un movimento moderato, lontano dalle istanze rivoluzionarie e dallo stesso partito socialista, tanto che finì con l'ottenere l'appoggio della borghesia.
Di notevole interesse lo studio di Piero Del Negro, Il Veneto militare dall'annessione all'Italia alla prima guerra mondiale (pp. 75-93), che affronta un argomento tanto importante quanto ingiustamente trascurato. L'autore osserva come il Veneto fosse durante il dominio austriaco un territorio ad alta densità militare, mentre con l'annessione all'Italia questa caratteristica venne a mancare, data la diminuita importanza strategica della regione. A risentirne fu soprattutto Verona con la sua provincia. TI servizio militare fu visto con scarso entusiasmo da parte dei Veneti: modesta fu anche la partecipazione alla carriera nel corpo degli ufficiali e dei sottufficiali. Tuttavia non si registrarono nel Veneto forme massicce di rifiuto del servizio stesso, quali la renitenza e la diserzione, fenomeni più diffusi in altre regioni. Al Veneto furono comunque imposti, con l'andar del tempo, sacrifici sempre più pesanti, in particolare per ciò che si riferisce alla quota di reclutamento, tanto che, a partire dal 1900 sino alla vigilia della prima guerra mondiale, la regione ebbe il più alto tasso di militarizzazione della Penisola.
II saggio di Giovanni L. Fontana, Dall' onda tessile alle nuove industrie: sviluppo tecnologico, industrializzazione, borghesia di fabbrica nel distretto laniero altovicentino (pp. 95-134), dimostra come lo sviluppo sociale ed economico di Schio sia legato all'affer­marsi dell'industria laniera della famiglia Rossi, che rappresentò non solo un polo di attrazione per la manodopera e per l'applicazione di innovazioni tecnologiche, ma costituì anche una forza trainante per tutto il territorio, determinando, a rimorchio della produzione tèssile, il sorgere di attività industriali integrative e di servizi, nonché, come fenomeni indotti, l'aumento della popolazione e l'incremento dell'edilizia. Schio rappresentò nella seconda metà dell'Ottocento uno dei punti, di forza delle energie padronali e contempora­neamente il luogo dove sì sperimentarono le prime forme associative ed assistenziali. li lavoro del Fontana è basato, oltre che su una vasta bibliografia, anche su un'abbondante documentazione tratta dall'Archivio storico del Lanificio Rossi e da quello del senatore Rossi.
È dedicato solo in parte, nonostante il titolo ( La boje e il processo di Venezia, 1884-86, pp. 135-153), al movimento di protesta polesano e al relativo processo lo studio del compianto amico Renato Giusti. Esso infatti si allarga al Mantovano per dimostrare l'ampiezza del fenomeno del malcontento presso il bracciantato. Il Giusti segue gli avveni­menti utilizzando, oltre alla documentazione già nota e pubblicata, i periodici del tempo e i rapporti dei prefetti al Ministero degli Interni.
In Condizioni delta terra e reddito contadino nel Veneto intorno al 1880 (pp. 155-179), Antonio J.azzanni, partendo dalla famosa relazione di Emilio Morpurgo sulla condizione dell'agricoltura veneta e integrandola con altre fonti coeve, traccia un quadro della situazione allora esistente nelle campagne, soffermandosi sui vari tipi di conduzione (piccola proprietà, affittanza, mezzadria, gestione in economia, ecc.) e sulla durata dei contratti (da un massimo di dodici anni ad un minimo di uno). Modesta risulta in questa situazione la condizione dei contadini, misera quella dei braccianti. II Lazzarini, che non è nuovo a questo genere di