Rassegna storica del Risorgimento
BARATIERI ORESTE CARTE
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1987
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Libri e periodici
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Giuseppe Zanardellì, Atti del Convegno, Brescia 29-30 settembre-Pavia 1 ottobre 1983, a cura di ROBERTO CHIARINI; Milano, Franco Angeli, 1985, in 8, pp. 387. L. 28.000.
Il nome dello statista bresciano è soprattutto legato al codice penale del 1889, passato alla storia, appunto, come Codice Zanardelli. Tuttavia la sua figura, una delle meno studiate dell'Italia liberale, non si esaurisce certo a quella pur importante opera. Lo dimostra, del resto, questo stesso volume che raccoglie gli atti del Convegno tenutosi a Brescia e a Pavia nell'autunno del 1983.
Impossibile, in questa sede, recensire accuratamente tutte le diciassette relazioni e le tre comunicazioni qui pubblicate. Già i titoli possono però dare un'idea dei molteplici aspetti sotto cui è stata esaminata l'opera di G. Zanardelli: alla Presentazione di R. CHIARINI e alla Prolusione di G. SPADOLINI, fanno seguito i contributi di: R. CHIARINI, Brescia per Zanardelli: il paradigma di una politica liberale; G. BEZZOLA, Giuseppe Zanardelli e il Crepuscolo ; M. BELARDINELLI, Zanardelli e i cattolici; S. FERRARI, La politica ecclesiastica di Giuseppe Zattardelli; V. GALLOTTA, Zanardelli, l'Ufficio del lavoro e la legislazione sociale; C. VALLAURI, Zanardelli e la riforma elettorale del 1882; L. LOTTI, Zanardelli e la maggioranza parlamentare; P. NUVOLONE, Giuseppe Zanardelli e il codice penale del 1889; P. UNGARI, Giuseppe Zanardelli guardasigilli e l'avvocatura; F. BARBAGALLO, // Ministero Zanardelli e il Mezzogiorno; L. MASCILLI MIGLIORINI, Giuseppe Zanardelli e il problema della politica interna nello Stato liberale; V. P. GASTALDI, Giuseppe Zanardelli e l'Estrema Sinistra; E. DECLEVA, Giuseppe Zanardelli: liberalismo e politica estera; P. MILZA, L'opinione francese di fronte alta crisi di fine secolo ed agli inizi dell'esperienza liberale in Italia; C. SETON-WATSON, // governo Zanardelli-Giolitti presso l'opinione pubblica inglese; H. ULLRICH, L'opinione pubblica tedesca di fronte al governo Zanardelli; H. ULLRICH, Zanardelli e il liberalismo europeo. Chiudono il volume le comunicazioni di V. OLGIATI, L'ordinamento professionale forense nel pensiero di Giuseppe Zanardelli; di A. M. CITTADINI CIPRÌ, Giuseppe Zanardelli e Napoleone Colajanni; di L. ROMANIELLO, L'esposizione universale di Parigi del 1878 nel carteggio Zanardelli-Correnti.
Un certo rilievo ha il tema dei rapporti tra Zanardelli e la sua città natale. Chiarini, nell'affrontare questo problema, esamina non solo le tappe della formazione culturale e politica dello statista, ma nota anche come Brescia abbia costituito il terreno privilegiato di elaborazione e di sperimentazione di proposte politiche destinate poi ad ispirare comportamenti e scelte dello statista bresciano sull'area nazionale (p. 31).
U problema del rapporto coi cattolici e quello della politica ecclesiastica, sono affrontati nelle relazioni di Belardinelli e Ferrari. Il primo, nell'intento di cogliere il significato dell'anticlericalismo di Zanardelli, muove dalla sua vicenda biografica giovanile: dalla formazione in una famiglia di tradizioni cattoliche, ma non oppressiva, sino alla crisi spirituale maturata nel corso degli studi liceali, che lo allontanò dalla pratica religiosa. I rapporti di Zanardelli col mondo cattolico sono poi esaminati con particolare attenzione alla realtà bresciana. Ferrari cerca di verificare la comune opinione di uno Zanardelli nemico della Chiesa, per vedere se e in quale misura l'anticlericalismo di Zanardelli si ponga in contraddizione con la sua concezione accentuatamente liberale della politica ecclesiastica [ed anche] per accertare se le idee e l'azione dell'"anticlericale" Zanardelli segnino una effettiva discontinuità rispetto alle tendenze prevalenti nella classe politica italiana, incline nel suo complesso quanto più ci si allontanava dai tormentati anni dell'unificazione a cercare il compromesso, anziché lo scontro aperto, con la Chiesa cattolica (pp. 73-74). Ferrari individua, tra l'altro, nelle idee che ispirarono la politica ecclesiastica di Zanardelli, una conferma delle opinioni espresse sia dai cattolici, che da esponenti del ceto dirigente come Gioiitti, i quali lo vedevano uomo ancora legalo alle idee liberali del 1830. Questa sua intransigente fedeltà al primo liberalismo, da una parte gli risparmiò quell'affannosa e non sempre dignitosa ricerca del compromesso che ha sovente caratterizzato l'azione del governo italiano in questo campo, [dall'altra, lo costrìnse] in una posizione di isolamento progressivamente più grave, che ha notevolmente limitato l'efficacia delle sue iniziative in materia di rapporti tra Stato e Chiesa (p. 81).