Rassegna storica del Risorgimento

BARATIERI ORESTE CARTE
anno <1987>   pagina <379>
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Libri e periodici
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Italiana). Ma anche quando riconosceva il carattere non spontaneo dell'espansione economica contemporanea, la prefcribilità di vere colonie all'* Italia transatlantica creata dall'emigrazione, la necessità di orientare quest'ultima, la cultura liberale fiduciosa nella bontà del liberoscambismo mostrava sempre le sue limitazioni dinanzi alle novità dell'impe­rialismo.
Le quali (guerra anglo-boera, espansione tedesca, statunitense, giapponese) furono invece analizzate con disincanto in sedi ben diverse (capitolo II): su Critica Sociale (specie dal giovane Olindo Malagodi); su L'Italia Coloniale, fondata nel 1900, palestra veramente eccezionale di osservazione spregiudicata e realistica (p. 60); sulla Rassegna Nazionale, finanziata da Alessandro Rossi, la quale univa ad un cattolicesimo transigente un netto filoindustrialismo e filoamericanismo {pp. 142-143); e ovviamente su La Riforma Sociale di Nitri e Einaudi. (Nitti altrove studiato da Are è qui menzionato di sfuggita).
Are non dimentica la retorica di Pascoli e di D'Annunzio, ma tra le posizioni avvertite dell'imperialismo come una realtà progressiva tout court alle cui regole del gioco era stupido, colpevole ed autolesionistico volersi sottrarre (p. 87) l'autore sottolinea quella dei nazionalisti: di Mario Morasso (L'imperialismo nel secolo XX. La conquista del mondo, Milano, Treves, 1905), e della rivista II Regno (sulle cui note economiche già aveva attirato l'attenzione Sergio Bertelli, in Nord e Sud, aprile 1961), specie di Corradini argomentatore lucidissimo, stringato e pieno di fatti, del tutto alieno da effetti retorici (p. 149). (Il lettore può però giudicare personalmente attraverso la recente antologia: E. CORRADINI, Scritti e discorsi 1901-1914, Torino, Einaudi, 1980).
Con Corradini indubbiamente i discorsi divengon chiarì: si può fare una politica nazionale anche senza tirare in ballo la parola libertà e liberale (1903); l'espansione territoriale dovrebbe precedere quella industriale e commerciale, e non questa quella (1904); è difficile rendere imperialista all'esterno una nazione quando questa sia travagliata da un imperialismo interno di classe (1908).
Osserva Are (pp. 103-104): accettare l'esigenza dell'espansione economica imponeva di guardare in faccia la logica di certi fatti (il complesso dei "rapporti di dominazione") a cui essa, nell'esperienza degli altri paesi, si era mostrata inestricabilmente connessa. E i nazionalisti, sia pure grossolanamente all'inizio, avevano il merito di essere più. logici degli altri... troppo spesso il virtuismo astensionistico non era altro che la maschera di un intemo esaurimento etico-politico delle fedi liberali e democratiche, di provinciale negligenza verso quanto andava accadendo nel mondo, della opaca convinzione che tutti i problemi politici del paese si riducessero al piccolo cabotaggio parlamentare .
Su questo punto, al di là di una più vasta disamina delle posizioni liberali, e lib-lab , la discussione diviene realmente etico-politica: il confronto tra la mediocrità dell 'establishment giolittiano e le minoranze attivistiche non è anche quello sempre presente tra una politica burocratica e una politica carismatica? Non c'è nel nazionalismo una prevalenza della dimensione simbolica della politica sulla dimensione utilitaria, che permetterà tramite la mediazione mussoliniana la sua fortuna di massa?
A fronte le difficoltà che il socialismo marxista '(non revisionato dalla Bernstein-Debatte) incontrava per le sue aporie interne (su Stato, e nazione, e ceti medi). Sono molto interessanti al proposito le osservazioni di Malagodi (p. 70) e di Amadori Virgili (p. 114). (E cfr. la nota di Are a pp. 140-141). In generale come osservò Lichtheim (Storia del­l'imperialismo, Milano, Sonzogno, 1974, p. 11) gli intellettuali marxisti avevano una teoria dell'imperialismo già prima del 1917, ma non erano stati in grado di collegarla con la pratica corrente dei partiti affiliati alla Seconda Internazionale. Il persistere delle antiche strutture dinastiche nell'Europa centrale e orientale, durante tutto il periodo precedente il 1914, fu il fattore più vistoso per la maggior parte dei socialisti. Per questo l'antimperia-jjsmo finì con l'essere identificato con la causa della liberazione nazionale dal giogo delle strutture politiche arcaiche .