Rassegna storica del Risorgimento

BARATIERI ORESTE CARTE
anno <1987>   pagina <383>
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Libri e periodici 383
Ornaghi, nel saggio: La nuova scienza nell'età fascista: economia e politica alle origini del corporativismo. Trasformazioni del capitalismo e crisi dello Stato moderno sono, secondo l'A., i due grandi problemi intorno ai quali si svolge il dibattito sul corporativismo in età fascista. Ed è l'ambivalenza stessa del concetto di corporativismo tutta giocata fra i due estremi di uno Stato che incorpora i gruppi sociali, e di questi ultimi che si accorpano per sottrarsi alla strategia dello Stato che costituisce uno dei limiti più evidenti all'affermarsi, in Italia, di un vero e proprio regime totalitario. In una prospet­tiva più ampia, quell'ambivalenza sottende l'oscillazione fra pluralismo e totalitarismo, entro la quale si collocano le forme storicamente acquisite dallo Stato moderno .
Il saggio di Serena Piretti (// corporativismo tra Stato economico, Stato solidaristico, Stato corporativo) dà conto di alcune .tra le più significative opinioni espresse dal mondo cattolico, negli anni venti e trenta, nei confronti del corporativismo fascista, attraverso quattro periodici: la Rivista intemazionale di scienze sociali, Civiltà cattolica, Vita e pensiero e Studium. L'approccio separato e parallelo alle singole riviste appesantisce un poco il saggio, costringendo l'A. a qualche ripetizione concettuale (e talora anche testuale). D'altra parte, il proposito di dare ad ogni testata una propria caratterizzazione in ordine alla tematica corporativa finisce per cozzare con la sostanziale unicità interpretativa del fenomeno , che si riscontra in campo cattolico. In ultima analisi, l'A. mette a fuoco ciò che contraddistingue la concezione corporativa cattolica rispetto a quella fascista: innanzitutto, il primato dell'etica e il solidarismo come premessa e come fine, contrapposti, forse un po' sommariamente, alla corporazione intesa dal fascismo come puro strumento .
ALBERTO PRETI
NICOLA DE IANNI, Operai e industriali a Napoli tra grande guerra e crisi mondiale; Genève-Napoli, Librairie Droz, 1984, in 8, pp. 588. S.p.
Sono ancora molti i nodi da sciogliere prima di poter fare una valutazione esauriente di quel periodo della storia di Napoli che va dalla fine del secolo XIX agli anni del fascismo ed in particolare della evoluzione della struttura economica della città in seguito alla legge 8 luglio 1904 promossa dallo Stato liberale per il risorgimento economico di Napoli , alla prima guerra mondiale ed alla politica economica voluta ed attuata dal regime fascista.
Tra gli storici che in periodi recenti si sono occupati di questi problemi troviamo Marcella Marmo, Michele Fatica e Augusto De Benedetti. La prima ha esaminato il periodo che va dal 1880 al 1914. Fatica invece si è interessato dell'arco di tempo compreso tra il 1911 ed il 1915 in modo tale da poter cogliere le dinamiche politiche, economiche e sociali che diedero origine al fascismo da un lato ed al comunismo dall'altro. Infine De Benedetti ha analizzato le modificazioni provocate dalla prima guerra mondiale sul tessuto socio-economico di Napoli.
Gli stessi giudizi, in sede storiografica, sulla struttura industriale della città e quindi sull'evoluzione delle classi sociali, del ceto imprenditoriale e del movimento operaio sono tra loro contrastanti.
11 lavoro di Nicola De Ianni, sia per il periodo da lui preso in considerazione (1915-1929), sia per l'insieme dei problemi oggetto della sua analisi, sia per il modo in cui è stato impostato, viene a fornirci ulteriori elementi di conoscenza e di analisi per questo interessante ed attuale dibattito.
Il filo conduttore del volume è appunto l'analisi della evoluzione della struttura indu­striale di Napoli. L'Autore inizia col considerare il ruolo svolto dalla Mobilitazione indu­striale nella nascita, nel potenziamento e nella conversione di tutte quelle industrie napoletane (ed erano numerose) finalizzate alla produzione bellica. Queste modificaizoni, pur nella loro