Rassegna storica del Risorgimento

BARATIERI ORESTE CARTE
anno <1987>   pagina <385>
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Libri e periodici
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sul tipo di sviluppo che avrebbe dovuto avere la città. Questa differenza di posizioni si nota anche nel modo in cui l'ambiente industriale napoletano si andò avvicinando al fascismo e dalla volontà da parte dell'Unione Regionale Industriali, di mantenere il più a lungo possibile una posizione dì autonomia tanto che il regime tentò di sminuirne l'importanza a favore di altri organismi (ad es. la Camera di Commercio gestita da Biagio Borriello). Solo agli inizi del 1926 l'URI si trasformò in Unione Regionale Industriali fascisti sotto la presidenza di Teodoro Cutolo, dopo che Bruno Canto, amministratore delegato delle MCM, aveva cercato di avocare a sé i meriti della sua fascistizzazione. Con queste vicende si intersecarono quelle amministrative culminate nella costituzione dell'alto Commissariato per la città e la provincia di Napoli che, a parere di Nicola De Ianni, nasceva con precise finalità in quanto con esso il fascismo intendeva realizzare... ciò che l'evoluzione del capitalismo italiano imponeva e cioè la definitiva trasformaizone di Napoli da ex centro industriale in potenziale capoluogo turistico del Mezzogiorno attraverso l'esecuzione di un pacchetto di opere pubbliche .
Secondo l'Autore non esistevano né la volontà, né i margini di una concreta espansione industriale di Napoli nonostante i tentativi fatti da Bruno Canto per avanzare proposte in tal senso. Fu proprio il settore metallurgico a risentire di queste scelte di politica economica e le vicende che portarono alla chiusura, nel 1928, dello Stabilimento Armstrong di Pozzuoli sono considerate a giusta ragione dall'Autore come emblematiche della crisi del settore metallurgico. Anzi, a riprova di quanto affermato da De Ianni sta un documento da noi ritrovato presso l'Archivio Centrale dello Stato (serie PCM anno 1927) in cui l'Armstrong viene definita un'azienda che deve sparire . A questo proposito crediamo opportuno mettere in risalto che più volte l'Autore si è fermato a sottolineare le vicende di stabilimenti napoletani, pensiamo alle MCM come all'Uva o alla ex Miani e Silvestri o ancora alla Partenopea e alla Pattison. Cosi facendo ci ha implicitamente suggerito un interessante filone di ricerca ancora tutto da scoprire, quello che appunto mira alla ricostruzione delle vicende di queste ed altre aziende laddove la possibilità di reperire fonti aziendali, qualora esistano e, soprattutto, qualora ne sia facilitata la consul­tazione costituirebbe un fatto di notevole interesse per gli storici. 0
In ultimo, non certo per ordine di importanza, ci è parsa di grande interesse la minuziosa ricostruzione delle vicende del PCd'I ed in esse il ruolo giocato da Amadeo Bordiga e dalla corrente di sinistra fino al Congresso di Lione ed oltre, ruolo non certo limitato alle sole vicende cittadine. L'Autore mette bene in evidenza come, pur essendosi già costituita la frazione di sinistra, Bordiga per circa un anno non svolse alcuna attività di frazione in quanto ancora convinto che il pericolo vero non fosse costituito dalle divergenze con i compagni italiani, bensì dalla mancanza di autonomia del Partito dalla terza Internazionale. Venne poi il V Congresso dell'Internazionale con cui iniziò il processo di liquidazione della sinistra. All'interno delle vicende del PCd'I Nicola De Ianni presta particolare attenzione al modo in cui avvenne la progressiva clandestinizzazione delle attività del Partito cosa che, pur se tra le mille difficoltà frapposte dal regime fascista, i comunisti saranno Tunica forza politica capace di attuare.
Un ultimo accenno va fatto all'uso delle fonti. Di particolare importanza ed interesse quelle del Fondo Gabinetto di Prefettura e quelle del Fondo Gabinetto di Questura; queste ultime, per quanto di grande interesse, sono state in genere poco utilizzate dagli studiosi che si sono occupati della storia di Napoli negli anni fra il 1920 ed il 1930 a causa delle innumerevoli difficoltà che ci sono per la loro consultazione. Bisogna poi dire che per quanto concerne l'attività antifascista, Nicola De Ianni è riuscito molto bene a rendere il clima di quegli anni in quanto si è avvalso delle testimonianze dirette dei protagonisti. Lo ha fatto, occorre sottolinearlo, con molta prudenza e comparando costantemente queste testimonianze con la documentazione scritta, ma l'uso delle fonti orali ci appare come uno dei più pregevoli elementi di novità della sua opera. Queste testimonianze (ben 135 ore di registrazione!) Bono andate ad arricchire il patrimonio documentario dell'Istituto Campano per la Storia della Resistenza.
MARIA LUONGO