Rassegna storica del Risorgimento
BALSAMO GIUSEPPE ALIAS ALESSANDRO CAGLIOSTRO; FELICIANI LORENZA
anno
<
1987
>
pagina
<
423
>
// processo contro Cagliostro 423
sorabilmente la loro rete intorno a Cagliostro, per mezzo di un piano minuziosamente preparato. Anche se non affermato esplicitamente da alcuna fonte, è da ritenere sicuro che le mosse di Berardi, di Antonini, di Lorenza Feliciani e dei familiari di questa vennero dirette e coordinate dall'alto, ad opera probabilmente del fiscale generale Barberi, per costruire il castello delle accuse contro Cagliostro. Se si prescinde da Berardi e Antonini, i motivi che spinsero gli altri a partecipare all'operazione possono essere i più svariati. Per quanto riguardava Lorenza, si può pensare al desiderio di liberarsi di Cagliostro, come pure alla stanchezza per la vita sin lì condotta, ed ormai divenuta insostenibile, se non ad una vera e propria crisi spirituale. Per il parentado di Lorenza, a prescindere dalle motivazioni di carattere morale, operò con ogni probabilità il timore di perdere, con la rispettabilità borghese, occasioni di guadagno e posti di lavoro. Questo timore doveva essere particolarmente forte, a causa della posizione da lui occupata, in Filippo Conti, il quale fu infatti, di li a poco, uno dei più decisi accusatori di Cagliostro, di cui mise in rilievo tutti gli atteggiamenti di odio e disprezzo verso la Chiesa e la religione, osservati durante i mesi in cui aveva dimorato in casa sua. Oltre a questo, potrebbe aver forse balenato, davanti al Conti e agli altri parenti di Lorenza, anche la speranza di impadronirsi di quella parte dei beni che, in caso di condanna, sarebbero stati confiscati a Cagliostro e, in conformità delle leggi dell'epoca, attribuiti agli accusatori, anche se, come vedremo, si trattò di una speranza vana.
Le autorità agirono, in un primo tempo, per mezzo del tribunale del Governatore di Roma, da cui dipendeva la polizia segreta e nell'ambito del quale operavano sia mons. Barberi sia il suo sostituto Berardi. Il S. Uffìzio, che non disponeva di forze di .polizia proprie, entrò in attività solo in un secondo momento, quando le prove più importanti a carico di Cagliostro erano già state raccolte, vale a dire quando l'avventuriero siciliano era ormai caduto nel tranello tesogli appunto dagli agenti del tribunale del Governo.
Il 26 settembre 1789, secondo quanto leggiamo nelle carte processuali a nostra disposizione, il S. Uffizio ebbe notìzia, mediante relazione fiscale , che Lorenza Feliciani desiderava per scarico di sua coscienza sgravarsi di alcune cose spettanti al S. Uffizio e che bramava di farne giuridica deposizione avanti al di lei parroco, implorandone a tal fine le opportune facoltà . 4) La relazione fiscale, cui si faceva cenno, implicava evidentemente tutto un lavoro di istruzione e preparazione della causa che, a quel momento, era già in stato di avanzata trattazione. La decisione di far intervenire il S. Uffizio dovette evidentemente maturare quando ci si rese conto che un processo di fronte al tribunale del Governo per reati comuni (truffe, estorsioni, etc.) non avrebbe dato i risultati sperati e sarebbe stato comunque privo di rilevanza politica: molto più sicuro apparve un processo per reati religiosi di fronte al giudice ecclesiastico. Ciò che si voleva colpire non era infatti solo la persona di Cagliostro, ma la Massoneria nel suo complesso e, ancor più, le idee da essa simboleggiate. Lorenza fu la leva utilizzata per mettere in moto la macchina del S. Uffizio.
O Ms. 245, e. 12Ir.