Rassegna storica del Risorgimento

BALSAMO GIUSEPPE ALIAS ALESSANDRO CAGLIOSTRO; FELICIANI LORENZA
anno <1987>   pagina <424>
immagine non disponibile

424
Luigi Lonclei - Neri Scemi
Per tutta una prima fase Lorenza fece dunque le proprie deposi­zioni di fronte al parroco di S. Caterina della Rota, don Giuseppe Tosi, che nel frattempo era stato regolarmente delegato dal tribunale del S. Uffizio a sentire la donna con i medesimi poteri del tribunale stesso. Mentre gli interrogatori erano in corso, sopravvennero contro lo stesso Cagliostro due contemporanee denunzie sotto il giorno 27 novembre 1789. La prima di Giuseppe Feliciani, suocero dell'inquisito, l'altra di Carlo Antonini, architetto e incisor camerale . 4) L'entrata in campo di questi nuovi accusatori poteva sia essere stata preordinata da tempo, sia decisa all'ultimo momento poiché forse le deposizioni di Lorenza, che veniva in­terrogata da ormai due mesi, non si erano rivelate così fruttuose come le autorità avevano sperato, né sufficienti a far progredire la causa. Le due nuove denunce, la cui contemporaneità era difficilmente frutto del caso, e soprattutto quella dell'Antonini, che insieme al Berardi accusò in maniera circostanziata Cagliostro di aver tentato di organizzare in Roma una loggia massonica, resero la posizione dell'avventuriero molto più cri­tica di quanto non avessero fatto le deposizioni di Lorenza, la quale, almeno in base alla documentazione a nostra disposizione, aveva sì rac­contato tutte le avventure sue e del marito, ma non aveva fornito agli inquisitori alcun solido ed incontrovertibile elemento d'accusa, sia perché i fatti da lei narrati erano per la quasi totalità avvenuti al di fuori delle frontiere pontificie, sia perché le sue deposizioni, a causa della loro stessa genericità, avrebbero potuto essere contraddette con successo dai difen­sori di Cagliostro. Il 5 dicembre don Tosi consegnò infine al S. Uffizio la denunzia completa di Lorenza: essa però era formalmente difettosa, in quanto priva della sottoscrizione della donna, non appostavi perché, secondo la dichiarazione fatta dallo stesso parroco in sede processuale, nel timore di essere sorpresa da Cagliostro fu improvvisamente tron­cato l'atto, senza che potesse in appresso trovarsi opportuno contrat­tempo per ultimarlo nelle debite forme . La spiegazione è in realtà poco soddisfacente: a parte la difficoltà che Cagliostro potesse fare irruzione nei locali parrocchiali, e che comunque questo solo fatto gli sarebbe co­stato lunghi anni di galera o addirittura una condanna a morte se avesse osato alzare le mani sul parroco, è assolutamente impensabile che egli compisse l'azione proprio nel momento della sottoscrizione dell'atto, ope­razione, tra l'altro, della durata di pochi secondi.
Considerata l'apparente illogicità dell'argomentazione, si può invece pensare che, nel córso delle deposizioni avanti al parroco, Lorenza fosse via via divenuta sempre pfi. iticente, o almeno più esitante, a misura che si rendeva conto di come la causa fosse tutt'altro che di poco mo­mento, e delle intenzioni delle autorità, senza contare il timore di possi­bili ritorsioni contro di lei da parte del marito o dei suoi accoliti e fautori, che le autorità ritenevano molto numerosi, o fingevano di ritenere tali a fini propagandistici.
Risultato scontato di tutte queste operazioni fu, infine, il 27 dicem­bre 1789, l'arresto di Cagliostro, quando una squadra di soldati, agli ordini
4i) Ibidem. 42) ivi, c. 125r.