Rassegna storica del Risorgimento

BALSAMO GIUSEPPE ALIAS ALESSANDRO CAGLIOSTRO; FELICIANI LORENZA
anno <1987>   pagina <425>
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// processo contro Cagliostro
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del primo luogotenente criminale del tribunale del Governo, Giovan Bat­tista Paradisi, si presentò in casa sua (cioè l'appartamento del Conti) e lo condusse in arresto a Castel S. Angelo. Contemporaneamente all'ar­resto venne eseguita una minuziosa perquisizione, che portò al rinveni­mento del famoso manoscritto sulla Massoneria egiziana e di altri og­getti rituali massonici, che vennero tutti sequestrati dalle autorità come corpi di reato. Tutte le altre cose appartenenti a Cagliostro vennero la­sciate nell'appartamento e ad esse vennero apposti i sigilli Le leggi del­l'epoca prevedevano che alle perquisizioni assistessero due testimoni indi­pendenti, per garantire la regolarità dell'operazione e controllare che nulla venisse asportato abusivamente dagli agenti: testimoni di questa prima perquisizione in casa di Cagliostro furono Filippo Conti e Carlo Antonini, al quale venne affidata, in qualità di custode ufficiale, la matrice utilizzata per apporre i sigilli. È chiaro che, se egli non fosse stato uomo fidatissimo, non gli sarebbe stato consegnato un oggetto così importante, che avrebbe potuto essere facilmente utilizzato in maniera illegale. *3>
Nella stessa giornata del 27 dicembre le autorità ordinarono che Lo­renza fosse collocata nel convento delle terziarie francescane di S. Apollonia: pur non trattandosi di un arresto e di una detenzione dal punto di vista giuridico, il provvedimento implicava che le autorità ave vano scarsa fiducia nella donna, che appare qui più strumento e vittima, che non promotrice, della macchina inquisitoria ai danni di Cagliostro e della Massoneria. U processo era infatti appena all'inizio ed il governo pontificio doveva tenere in ostaggio Lorenza ed impedire che ella, a seguito di un ripensamento, fuggisse o cambiasse le proprie deposizioni. La for­zata clausura in un convento parve il modo migliore per soddisfare queste esigenze.
li 29 dicembre venne eseguita, nelle stanze abitate da Cagliostro e dalla moglie, una nuova perquisizione che ebbe per testimoni tali Agostino Gallella e Domenico Cappellini: al termine di essa vennero apposti i si­gilli ai mobili dove erano ancora tutti i beni di Cagliostro, e alle stesse porte dell'appartamento.
Ai militari che avevano eseguito la perquisizione e l'arresto, i quali appartenevano al reggimento delle Guardie pontificie, fu concessa, per
43> I verbali delle prime due perquisizioni sono, o dovrebbero essere, fra gli atti originali del processo e quindi indisponibili per gli studiosi. Le notizie riferite nel testo sono ricavate dal lungo verbale della terza perquisizione, eseguita il 13 gennaio 1790, quando venne fatto l'inventario dei beni di Cagliostro e della moglie. Copia autentica di questo verbale venne richiesta, dopo la conclusione del processo e la confisca dei beni del condannato, dal Tesoriere generale, cui era stato affidato l'incarico di vendere i beni stessi al pubblico incanto. Tale copia, autenticata il 27 maggio 1791 dal notaio dell'Inqui­sizione Giuseppe Maria Ferruzzi, rimase negli archivi del Tesorierato generale, da cui passò, dopo la caduta del potere temporale, nell'Archivio di Stato di Roma, ove si conserva nella Miscellanea di carte politiche e riservate (d'ora in poi abbreviata MCPR), b. 18, fase. 777. Questa miscellanea fu formata nell'Archivio di Stato di Roma negli anni Settanta e Ottanta del sec. XIX, con carte tolte dai vari fondi. La documentazione concernente Cagliostro proviene per la quasi totalità dagli archivi del Tesoriere Generale.