Rassegna storica del Risorgimento
BALSAMO GIUSEPPE ALIAS ALESSANDRO CAGLIOSTRO; FELICIANI LORENZA
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1987
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Il processo contro Cagliostro
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rilascio del condannato dopo qualche anno. Un altro consultore, ancor più. moderato, opinò per una pena di dieci anni di reclusione, scontata la quale Cagliostro avrebbe dovuto avere domicilio coatto in Roma. Unanime fu invece il parere dei consultori circa il libro sulla Massoneria egiziana, che venne dichiarato contenente riti, proposizioni, dottrina e sistema che apre larga via alla sedizione, eversivo della religione cristiana, superstizioso, blasfemo ed ereticale, e come tale doveva essere pubblicamente bruciato per mano del boia, insieme agli strumenti della stessa setta. Altrettanto unanimemente i consultori furono dell'avviso che si dovesse chiedere al pontefice la conferma delle costituzioni e degli editti contro la Massoneria, che dovevano essere nuovamente formulati onde comprendervi in maniera esplicita sia la Massoneria egiziana di Cagliostro, sia la setta degli Illuminati. L'editto della Segreteria di Stato del 1739 doveva essere nuovamente pubblicato ed inserito nei bandi generali (sorta di compendi delle leggi penali in vigore, che erano periodicamente riassunte, per comodità, in un unico testo) dello Stato Pontifìcio, in occasione del loro prossimo rinnovo.
Per quanto concerneva Lorenza, i consultori opinarono all'unanimità che essa fosse considerata come spontaneamente comparente , e pertanto dichiarata non punibile, in base alle norme del diritto criminale che consentivano ai giudici di accordare l'impunità agli autori di un delitto che avessero denunciato i propri complici. Anche a lei dovevano essere imposte sia la solenne abiura che le penitenze salutari.
Nel processo era coinvolto anche un terzo inquisito, il padre cappuccino Giuseppe di S. Maurizio, che era stato uno degli organizzatori della Massoneria romana, e che aveva probabilmente cercato di stabilire un collegamento fra essa e la setta egiziana di Cagliostro. Per costui, stante il suo pentimento, i segni di resipiscenza ampiamente dati e la confessione fatta prima che gli fossero comunicate le prove raccolte dall'accusa, i consultori chiesero la pena di dieci anni di reclusione, da scontare in un convento, previa l'abiura, le penitenze ed un interrogatorio con lieve tortura, per dimostrare la sua buona intenzione e dabbenaggine ed affinché rispondesse cattolicamente . Anche nel caso del religioso massone i consultori non furono unanimi poiché due di essi (probabilmente i medesimi che avevano opinato per una pena più mite per Cagliostro) giudicarono sufficiente la pena di tre anni di carcere.
H successivo 7 aprile 1791 la Congregazione del S. Uffizio tenne l'udienza finale avanti al pontefice, per l'emanazione della sentenza.52* Essa non fece altro che confermare il voto dei consultori, o, dove non vi era stata l'unanimità, della loro maggioranza, sia per Cagliostro, come per Lorenza ed il padre cappuccino. Per quanto riguardava Cagliostro, la sentenza specificava che l'abiura era* conditio sine qua non per evitare la condanna a morte.
Nei giorni immediatamente successivi alla sentenza Cagliostro pronunciò la solenne abiura, che, oltre ad evitargli la forca, lo riammetteva nel seno della Chiesa e gli consentiva di nuovamente accostarsi ai sacra
si) Ibidem, Die 7 Aprilis 1791, Sacra Congregatìone Sancii Offici], habita coratn Sanctksimo, copia dei decreti contro Cagliostro e il padre Giuseppe.