Rassegna storica del Risorgimento
BALSAMO GIUSEPPE ALIAS ALESSANDRO CAGLIOSTRO; FELICIANI LORENZA
anno
<
1987
>
pagina
<
431
>
// processo contro Cagliostro
431
del governo pontificio. Questo, una volta raggiunto il proprio scopo, perse ogni interesse per la donna, alla quale, anche se non fu riservato un cattivo trattamento, non solo non fu data alcuna ricompensa, ma rimase per parecchi anni rinchiusa sotto sorveglianza nel monastero. Nessuna fonte, purtroppo, ci permette di conoscere i sentimenti di Lorenza e come ella avesse accettato, o subito, la sentenza e la sua nuova condizione. Da alcuni indizi che peraltro necessitano conferma sembrerebbe però che ella rimanesse abbastanza di buon grado in S. Apollonia, forse per far sparire ogni traccia di sé, abbandonata dal governo pontificio e invisa agli antichi amici del marito che la bollavano come traditrice.
La gestione politica del processo Cagliostro ebbe il suo culmine nel Compendio di mons. Barberi, apparso per la prima volta nel 1791, che dette il via ad una enorme serie di pubblicazioni di tutti i generi sull'avventuriero siciliano, su sua moglie e su tutti coloro che avevano avuto parte alle loro vicende, facendoli entrare nella storia e nella leggenda. Il Compendio, che illustrava anche il ruolo di Lorenza nel processo e la collaborazione da lei prestata agli inquirenti, presentava Cagliostro come una sorta di genio del male e di pericoloso nemico della religione e della Chiesa, la cui nefasta opera era stata interrotta grazie alla vigilanza e agli sforzi del governo pontificio.
8. / beni di Cagliostro
La sera del 13 gennaio 1790 un numeroso gruppo di giudici, notai, militari di scorta ed altri personaggi, che agivano sotto la direzione del primo luogotenente criminale del governo, Giovan Battista Paradisi, appositamente delegato per il compimento dell'atto dal tribunale del S. Uffizio, si recò nell'abitazione di Cagliostro, ne dissigillò gli accessi ed effettuò l'inventario dei beni del reo. All'operazione intervennero, in qualità di testimoni, Carlo Antonini, Filippo Conti, Agostino Galletta e Domenico Cappellini, che erano stati già testimoni nelle prime due perquisizioni, ed anche due sacerdoti, Clemente Riccardi e Carlo Monari, in qualità di testimoni ecclesiastici, richiesti dalle norme procedurali del S. Uffizio. Per la stima dei beni intervennero due periti del Monte di Pietà, Domenico Salvi oni ed Antonio Colangeli.37) L'operazione durò molte ore, e si concluse nel cuore della notte: il valore stimato dei beni fu di 3081 scudi e 91 baiocchi, ma la stima riguardò soltanto gli oggetti preziosi, gioielli ed argenterie, e non anche il vestiario e le biancherie, che per mancanza di tempo si rinunciò a valutare. Tra gli oggetti più significativi ricorderemo un anello con rosetta di diamanti ed uno con brillanti del valore complessivo di 358 scudi, un filo ben lungo di perle orientali , del valore di 200 scudi, due scioccaglie di numero 18 castoni, cioè nove per cadauno, di brillanti legati a giorno , del valore di 900 scudi ed una palomba d'oro e d'argento con brifiant* ed un rubino , del valore di 450 scudi. Venne inoltre trovato un servizio completo d'argento per il te all'inglese ,
57) Cfr. nota 43.