Rassegna storica del Risorgimento

BALSAMO GIUSEPPE ALIAS ALESSANDRO CAGLIOSTRO; FELICIANI LORENZA
anno <1987>   pagina <432>
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Luigi Londei - Neri Scemi
composto da teiera, zuccheriera, sottocoppe, cucchiaini ed altri accessori: questo dovette sembrare uria novità assoluta ai funzionard romani e la loro meraviglia trapela ancor oggi dal compassato linguaggio curiale del verbale di perquisizione. L'intero servizio venne stimato per il ragguar­devole valore di 325 scudi. Tra gli altri oggetti vennero trovati, chiusi in un imperiale (cioè una sorta di portabagagli che si metteva sul tetto delle car­rozze da viaggio) un palosso, o bastone animato ed una spada. Tutti i beni inventariati vennero rinchiusi in un baule di proprietà dello stesso Ca­gliostro, rinvenuto sul posto, che, dopo essere stato sigillato, venne tra­sportato a palazzo Madama, sede del tribunale del Governo: essendo infatti circa le due di notte non si trovò un altro posto più sicuro. Il successivo 20 gennaio di baule verme formalmente depositato dal tribunale del Governo nel Monte di Pietà.58) Gli altri oggetti non compresi nel baule, costituiti prevalentemente da vestiario e biancherie, rimasero invece nel­l'appartamento abitato da Cagliostro. Una buona parte di questi vennero dati, nel corso del 1790 e prima della conclusione del processo, sia a Ca­gliostro detenuto in Castel S. Angelo, sia a Lorenza a S. Apollonia.59)
Prima di giungere a Roma Cagliostro aveva impegnato, nel Monte di Pietà di Vicenza, un porta ritratti d'oro e d'argento con brillanti del valore di 7000 lire venete, equivalenti a poco più di 700 scudi romani. Nell'aprile 1790 la Segreteria di Stato incaricò il vescovo della città ve­neta, mons. Zaguri, di disimpegnare l'oggetto, trasmettendogli allo scopo, per il tramite dell'impresa camerale dei tabacchi, la somma di 8000 lire venete. La commissione venne regolarmente eseguita: oltre alle settemila lire del prestito, si dovette corrispondere all'istituto di credito l'interesse ammontante a 273 lire venete. H 19 maggio la Segreteria di Stato comu­nicava al Tesoriere generale il compimento dell'operazione e l'arrivo a Roma del denaro, resto della cambiale, non utilizzato e dell'oggetto, che venne nuovamente impegnato, il 21 maggio, presso il Monte di Pietà di Roma da cui la Camera Apostolica ottenne il prestito di 731 scudi.60) Presso questo stesso istituto Cagliostro, prima di essere arrestato, aveva impegnato altri gioielli di sua proprietà: le relative polizze vennero rin­venute fra le sue cose, e con lettera del 16 febbraio 1790 la Segreteria di Stato ordinò che essi restassero presso lo stesso Monte di Pietà col divieto di venderli o di fare su d'essi innovazione alcuna sino a nuovo ordine di Sua Santità .61) Nel Monte di Pietà Cagliostro aveva anche lasciato un deposito in denaro contante di 220 scudi e 90 baiocchi, che venne anch'esso bloccato e posto a disposizione delle autorità.
58) ASR, 30 notai capitolini, uff. 28 (notaio Raimondo Bellucci), voi. 565, ce. 102 sgg., Cormgttaiio vulgo di un baullo prò ilLmo tribunali Gubernii Urbis.
55) ASR, MCPR, b. 18, fase. 777, Nota delle robbe consegnate nell'infrascritti tempi per mandarle a Giuseppe Balsamo detto Cagliostro e Lorenza Feliciani di lui consorte e levate dalla cassa ed imperiale esistenti in casa del sig. Filippo Conti..., allegata ad una lettera del tribunale del Governo al Tesoriere generale del 19 giugno 1791.
<) Ivi, lettera della Segreteria di Stato del 19 moggio 1790, copia dì ordine di pagamento di 8.000 lire venete (equivalenti a 803 scudi e 80 baiocchi) del 30 aprile 1790 e minuta di risposta del Tesoriere generale alla Segreteria di Stato del 21 maggio.
6 Ivi, lettera della Segreteria di Stato.