Rassegna storica del Risorgimento

CICCUZZA; ELEZIONI POLITICHE IRPINIA 1874-1875; SATIRA POLITICA
anno <1987>   pagina <477>
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LA SERENATA ELETTORALE
AD AVELLINO ED IN IRPINIA
E LA CICCUZZA AVELLINESE DEL 1875
Nel 1964, forse per l'ultima volta, è stata cantata in Fontanarosa una salace serenata (nell'ultimo quarto dell'Ottocento detta ciccuzza in Avel­lino), indirizzata a candidati sconfitti nelle elezioni. L'usanza si è mantenuta più a lungo nei paesi d'Irpinia, anche se si dice nata nel capoluogo, perché Avellino, che ha subito per il continuo flusso immigratorio rilevanti muta­menti nelle strutture sociali ed economiche, ha obliterato le sue tradizioni; quel componimento, che testimonia l'uso da parte di membri delle classi agiate dello schema della scampanata,n è ora conservato in vita in zone marginali, come vogliono le leggi areali del Bartoli, dagli appartenenti a classi sociali meno evolute. Della serenata di Fontanarosa ad esempio è stato autore un falegname nato il 1888, Bernardo Di Prisco.2)
H mio scritto attesterà così anche la conservazione in zona decentrata e periferica di quel componimento, che, nato circa cento anni fa non potremmo pensarlo anteriore al 1861, anno delle prime libere elezioni come cauta innovazione di una piccola parte della popolazione (coloro che ne composero inizialmente furono verseggiatori capaci e di buona cultura) ha interessato poi progressivamente, con l'allargamento della base elettorale, sempre più numerosi, e più umili, strati sociali ed è rimasta infine in eredità a questi ultimi, nel senso che essi soli l'hanno mantenuto in vita, pur se impoverito e logoro; attesterà cioè il riappropriarsi, da parte delle classi popolari, di un componimento che, sebbene sorto ad imitazione di strutture proprie del popolo, fu parapopolare come tutti quelli di lunga dimensione, e in forme complesse, che per mantenersi in vita hanno bisogno continuamente della stampa o della copia manoscritta . 3>
1) La scampanata o charivari o cencerrada o vito o katzenzusìk (la molteplicità di nomi sottolinea la diffusione europea della stessa) era una diffamazione pubblica, prati­cata, soprattutto di carnevale, da una squadra di cantori, che si accompagnavano con tegole, padelle o altri strumenti improvvisati, per lo più sotto le finestre dì un vecchio maritatosi con una giovane donna. La letteratura sull'argomento è abbastanza nutrita; si vedano: N. ZBMON DAVIS, Le culture del popolo, Torino, 1980, pp. 142-174; T- Prrr RIVERS, TI popolo della Sierra, Torino, 1976, pp. 170-176; E. P. THOMPSON, Rough music, in Società patrizia cultura plebea, Torino, 1981, pp. 137-180: infine Le charivari. Actes de la table ronde organisée par le CNRS et l'EHESS, Paris, 25-27 avril 1977, a cura di J. LE GOFF e J.C. SCHMITT, Parigi, 1980.
2) Il manoscritto, posseduto dalla famiglia, mi è stato gentilmente dato in visione dal pronipote Luigi, che qui ringrazio.
3j M. BARBI, Poesia popolare italiana. Studi e proposte. Firenze, 1939, p. 68.