Rassegna storica del Risorgimento

DECENTRAMENTO; REGGIO CALABRIA AMMINISTRAZIONE 1861-1865
anno <1988>   pagina <37>
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Reggio Calabria e il decentramento
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Né a ridimensionare questo potere gioveranno le Relazioni degli inviati governativi, in missione, a vario titolo, in provincia, né successiva­mente le Inchiesta dei parlamentari, che anzi risulteranno troppo spesso pilotate alla comprensione della situazione locale dagli stessi alti funzionari, rappresentanti del governo, coadiuvati da persone di provata fede politica .
Ne sono prova i rapporti del deputato Giuseppe Cornerò (futuro pre­fetto) incaricato dalla Luogotenenza napoletana di una missione nella pro­vincia di Reggio; ma ciò ancor più, si ricava dall'articolo di Bruno Rossi, relativo a quella posteriore del cav. Buglione di Monale,33> ove, con sarcasmo, si rende noto come il funzionario a Reggio avesse avvicinato solo coloro i cui nomi erano stati segnalati, rifiutando l'udienza perfino alla Deputa­zione provinciale. *)
La prassi amministrativa confermava così il primato politico della burocrazia pubblica nella direzione e nel controllo dell'esercizio del potere in periferia attraverso l'azione del Prefetto, che era il presidente de jure della Deputazione provinciale.
Appariva pertanto evidente, specie nel trascorrere del tempo, come la preminenza di tale ruolo condizionasse i criteri di affidabilità ideologica su cui poggiava la scelta governativa della persona da destinare a capo della provincia, cui era demandato l'obbligo di far rispettare l'autorità delle leggi, mentre gli stessi criteri condizionavano la scelta dei sindaci ai suggerimenti dello stesso prefetto.
Da qui l'attenzione della classe dirigente reggina (ma tale atteggiamento era generalizzato nel Sud) a contenere se non a contrastare l'azione prefet­tizia, sullo stesso campo d'intervento, in direzione delle competenze auto­nome dalla sua potestà istituzionale (magistratura, genio civile, uffici erariali) o con le interferenze che i gruppi politici locali avevano il potere di esercitare ai vari livelli, fin nella gestione interna della prefettura.
Tale azione finirà infatti per trovare i propri canali fuori delle sedi delle locali rappresentanze elettive, controllate dal prefetto, sia nell'influenza che i singoli consiglieri, specie quelli provinciali, potevano esercitare sui Comuni del proprio Mandamento sia, e ancor più, attraverso la pressione che gli stessi potevano svolgere, anche in veste di deputati nazionali, a livello ministeriale o governativo.
Sarà la stessa compatibilità delle varie funzioni elettive, ammessa dalla legge rattazziana, a determinare le modalità d'esercizio del potere sulla società locale, in forma spesso di contrappeso politico alla potestà prefet­tizia. Questa, a sua volta, in concorso con i deputati filoministeriali, inseriti nelle maggioranze governative, diventerà parte integrante di un sistema di gestione politica spesso basata sul compromesso, se non sull'arbitrio.
33) BRUNO ROSSI, L'amministrazione della provincia ed il regio Commissario straordi­nario, in La Pota Morgana, oh., Reggio, 29-I-1S62.
34; A. SCIROCCO, sulla base dello stesso articolo, coglie nella delusione del Rossi, un cittadino di Reggio, la stessa di quanti avevano creduto che l'ispettore avrebbe esaminato con calma le condizioni della provincia, e sottolìnea che le troppe incombenze ed U tempo limitato, in effetti non gli avevano consentito di ricevere neppure la Deputazione provinciale in: // primo ministero Ricasoli e il Mezzogiorno: La Missione di Alessandro Buglione di Monale, in Rassegna Storica Toscana, Firenze, a. XXIV, 1978, n. 2.