Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ROMA 1878-1880; <> 1878-1880; SA
anno <1988>   pagina <184>
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Maria Marcella Rizzo
non è possìbile trovare nelle assemblee locali quel grado di coltura, di carattere di disin­teresse immediato, di compenetrazione cioè dell'interesse proprio di classe nell'interesse pub­blico, che si trova in una classe governante da secoli, cioè in una secolare aristocrazia civile. Nelle assemblee locali e amministrative si ripercuote e prevale, talvolta più vivace­mente e rozzamente che non nelle assemblee politiche, la lotta degli interessi nella società; le maggioranze vi sono più prepotenti quanto più mutevoli; la responsabilità, come senti­mento e come sanzione, v'è presso che annientata dai numero. V'è dunque giusta ragione di dubitare se, decentrando, cioè affidando a loro sempre maggiori ufficii amministrativi, si giovi alla libertà civile o se non si r in no velli in un'altra sfera l'illusione che la libertà sia garentita quando il potere si eserciti per mezzo di delegati, più vicini e più agevolmente revocabili. *8)
Salandra preferisce perciò partire da una riforma finanziaria e da una definizione legislativa precisa circa le competenze e le procedure degli organi di controllo sull'attività dei corpi locali .
Tenendo conto dell'andamento delle cifre dei debiti comunali (che al 31 dicembre 1873 ammontavano a 534 milioni di lire), Salandra ipotizza che nel 1878 tale somma raggiungerà i 650 milioni di lire.*) Secondo la legge del 1865 ai Comuni spettava riscuotere il dazio consumo e la sovrimposta diretta con cui bisognava far fronte alle spese obbligatorie previste dalla legge e alle non meglio precisate spese facoltative. Nel 1870 si era però giunti all'avocazione da parte dell'erario di alcuni tributi comunali, come la soprat­tassa sulla ricchezza mobile, e alla facoltà data ai comuni di imporre nuovi tributi. E dove gli introiti non bastavano per far fronte alle spese obbliga­torie (che si erano andate allungando) e a quelle facoltative, si ricorreva alla contrazione di débiti.50)
In questo quadro, in cui è evidente una responsabilità centrale dello Stato che sottrae mezzi finanziari alla periferia, insieme alla tendenza ad un progressivo indebitamento dei comuni (non sempre giustificato da una politica della spesa razionale, programmata e produttiva) che faceva giungere al caso limite della bancorotta a Firenze, Salandra si schierava senza incer­tezze dalla parte dell'autorità centrale, che aveva il diritto di prelevare ai comuni i mezzi della vita , perché lo Stato rimane (secondo un'espres­sione che ci ricorda le affermazioni di Silvio Spaventa),51) il più efficace
48) A. SALANDRA, // riordinamento, cit., p. 24.
49 Non di rado si avvera aggiunge Salandra òhe l'imposta sia scelta e ripartita secondo il criterio immorale dell'interesse della maggioranza che governa il Comune, Ivi, p. 48.
5Q) Cfr. R. ROMANELLI, // problema del potere locale, cit., p. 90.
51) Cfr. C. OmSALBERTi, Silvio Spaventa teorico dello Stato liberale, Clio, ottobre-dicembre 1971, pp. 592-593, dove l'autore ricorda che Spaventa pensava allo Stato sia come elemento propulsivo e fulcro di un rinnovamento sociale destinato ad eliminare squilìbri sociali e differenze di classe in una grandiosa opera di unificazione nazionale , sia come strumento di elevazione civile attraverso la scuola e l'università. Riguardo al primo aspetto, basta ricordare la battaglia di Spaventa per il riscatto delle ferrovie; ma su questo piano, come abbiamo già visto, Salandra, che sarà invece fautore di una sorta di dirigismo amministrativo, è fortemente contrario all'interventismo statale in economia.