Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ROMA 1878-1880; <
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1988
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Maria Marcella Rizzo
borghi e villaggi. 58> Nelle nazioni più progredite, come egli ricorda, si assiste ad una rapida trasformazione degli agglomerati urbani sia per lo sviluppo dell'industria manifatturiera che attrae lavoratori dalla campagna, sia per una propensione delle classi elevate a soddisfare bisogni raffinati , materiali e intellettuali possibili solo nelle grandi città:
Sorgono e si sviluppano cosi grandiosi aggruppamenti di uomini, nei quali la vita locale non può serbare la tranquilla uniformità, ohe si mantiene nelle borgate e nelle minori città provinciali. In essi invece la coesistenza delle classi sociali più distanti per tradizioni, per ricchezza, per abitudini di vita, pone l'amministrazione locale nella necessità di soddisfare a una serie di bisogni estremi, dai provvedimenti per il lusso ai provvedimenti per la miseria. In essi la vita economica assume forane speciali; diminuisce sempre più l'importanza relativa della proprietà rurale, mentre cresce, talvolta in misura eccessiva quella della proprietà urbana; e talvolta ambedue queste fonti d'entrata sono sorpassate dall'agglomerazione dei capitali destinati all'industria e al credito.59)
Perché allora si chiede Salandra, che pensa sicuramente alle trasformazioni in atto e al diverso rapporto tra popolazione e città nelle zone in via di industrializzazione o al centro di scambi commerciali rispetto a quelle più esclusivamente agricole e periferiche , costringere in una stessa legislazione grandi, medie e piccole realtà urbane? È assurdo pretendere che Napoli, Roma, Firenze, Milano si amministrino con le stesse norme di ogni più meschino capoluogo di distretto :
Nei rapporti politica e sociali è stata ormai riconosciuta la spiccata fisionomia delle grandi città; bisogna riconoscerla nei rapporti economici e finanziari, che con quelli sono intimamente connessi. Voler costringere nelle stesse leggi, che regolano la vita modesta dei piccoli centri urbani, vale contravvenire all'antico precetto che le leggi si debbono adattare alle cose, non le cose alle leggi.60)
Propone perciò di procedere ad una classificazione dei comuni secondo una triplice tipologia: 1) grandi città; 2) centri urbani minori; 3) centri rurali.61)
Introdotta questa prima necessaria divisione in nome del rispetto delle differenti esigenze locali, Salandra passa poi ad affrontare il problema ancora più cruciale dei freni da porre allo strapotere dei consigli comunali, per il quale indica due rimedi: 1) restrizione dell'elettorato passivo; 2) un diverso tipo di controllo per i grandi centri, rispetto ai medi e ai piccoli. Per la limitazione dell'elettorato passivo (che egli dapprima chiede solo per i grandi comuni) vuole che si faccia leva soprattutto sul criterio della capacità, oltre a quelli del censo, dell'età, della residenza.62)
58) Ivi, pp. 62 sgg.
sw Ivi, p. 65.
) Ivi, p. 66.
) Ivi, pp. 67-68.
W Ivi, p. 75.