Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ROMA 1878-1880; <> 1878-1880; SA
anno <1988>   pagina <187>
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Antonio Salandra e la Rassegna Settimanale 187
Della capacità , come elemento imprescindibile per attribuire fun­zioni (sia all'elettore che all'eletto) aveva già parlato nel 1875 in uno scritto intitolato La dottrina della rappresentanza personale , 63> ed ora vi ritorna per dire che, a suo giudizio, non si può pensare che tra gli amministratori sieda chi non ha mai posseduto, o amministrato un patrimonio, chi non può dare della sua persona altra garanzia che un diploma strappato in un esame, chi nulla sa del Comune, nel quale forse non è nato, nel quale non ha mai avuto seri legami d'interessi o di affetti . **)
Riguardo poi al controllo che l'autorità centrale deve esercitare sulle amministrazioni periferiche, Salandra intanto mette in rilievo l'inadegua­tezza per lo svolgimento di tale compito delle Deputazioni Provinciali, contro le quali lancia un severissimo atto di accusa, fino a chiedere per i grandi comuni l'intervento diretto del Parlamento. Le Deputazioni sono organismi inadatti, inefficaci nel porre freni, poiché tutelati e tutori sorgono dallo stesso corpo elettorale, son mossi dalle stesse correnti d'opinioni e d'interessi; talvolta sono gli stessi uomini.6*)
Il vizio fondamentale di questa istituzione dirà ritornando sull'argomento poche pagine più avanti sta nell'avere attribuito un controllo importantissimo sopra delibera­zioni di corpi elettivi a un corpo anch'esso elettivo, e ohe promana dagli stessi elettori, lasciando che all'identità di origine si accoppi spesso l'identità personale. Né per altro sarebbe sufficiente rimedio a questi mali lo scrivere nella legge, come molti richiedono l'incompatibilità tra le funzioni di sindaco o anche di consigliere comunale, con quelle di deputato provinciale. È impossibile cancellare il peccato d'origine. È impossibile evitare, che spesso le risoluzioni delle deputazioni provinciali non siano determinate dallo esame imparziale dell'interesse dei comuni, ma invece da considerazioni di partito, o da rispetti elettorali. 66)
Uguali perplessità sui tutori dei comuni troviamo espresse, con moti­vazioni dello stesso ordine di quelle manifestate da Salandra, sulle pagine della Rassegna quando si ricorda che i membri delle Deputazioni sono spesso anche sindaci o consiglieri di qualche comune soggetto alla loro tutela. E anche se l'articolo 184 della legge comunale vietava che un deputato pro­vinciale prendesse parte a deliberazioni o discussioni relative al municipio di cui faceva parte, l'autore dell'articolo fa presente che in base all'indul­genza reciproca è ingenuo non pensare che un deputato benché assente, non potesse influire sulle decisioni dei suoi amici colleglli. 67>
È sulla base di questo tipo di deduzioni che il pubblicista della Rassegna terminava l'articolo chiedendo una riforma radicale per la sorveglianza
) A. SALANDRA, La dottrina delia rappresentanza personale - Lineamenti di una critica, Napoli, gennaio 1875, ora in Io., Politica e legislazione, cit., pp. 14 sgg.
64) A. SALANDRA, Il riordinamento, ci*,, pp. 7il-72.
65) La loro ingerenza nell'amministrazione dei grandi Comuni si risolveva, secondo Salandra, per lo più in un -preveduto assentimento, qualche volta in una opposizione partigiana. Ivi, p. 69.
) Ivi, pp. 79-80.
67) / tutori dei Comuni, La Rassegna Settimanale, 23 giugno 1878.