Rassegna storica del Risorgimento
MOVIMENTO OPERAIO TERNI 1890-1905; PARTITO SOCIALISTA ITALIANO
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1988
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pagina
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Gian Biagio Furiozzi
nel senso proprio dell'espressione. Del resto, quello di Terni non era rincaso isolato: Alla soglia del ventesimo secolo rileva il Morandi era forza constatare che un vero proletariato industriale ancora non era stato sbalzato nel nostro paese dalla massa grezza informe delle popolazioni di campagna . u>
Una prima, nutrita organizzazione operaia a carattere associativo sorge a Terni, è vero, già nel 1864, all'indomani dell'annessione dell'Umbria al Regno d'Italia; si tratta della Società Generale Operaia, composta, scrive il Manelli, di operai e di imprenditori [...] presieduta da qualche personalità in vista del patriziato progressista o da un professionista legato agli strati popolari . 14> Notiamo, infatti, fra i primi presidenti, il conte Alceo Massarucci, vecchio patriota, deputato e sindaco di Terni, e il dottor Alessandro Fabbri, anch'egli due volte sindaco della città, e successivamente consigliere provinciale. Prima della Società Generale Operaia c'era stata soltanto la Società di Mutuo Soccorso, creata nel 1847, in pieno regime pontificio, ma essa, nota il Manelli, aveva ancora il carattere di opera pia . *5)
Scopo della Società di Mutuo Soccorso era l'assistenza ai bisognosi in caso di malattia o d'infortunio; anche di essa si può dire che era composta di popolani e di aristocratici, di borghesi, di professionisti animati da spirito filantropico, ma non certo disposti a battersi perché gli operai avessero gli stessi diritti degli altri cittadini. Per costoro, la struttura sociale esistente andava bene così com'era, anche perché la loro filantropia non si spingeva al punto da rifiutare una società di cui essi erano pur sempre, e nei limiti prefissati dal potere politico, membri della classe dirigente. Non sappiamo se cotesti filantropi occupassero una posizione preminente all'interno della Società di Mutuo Soccorso; sappiamo solo che il cassiere della Società era un aristocratico, il conte Rustici, che era anche colonnello della Guardia Nazionale, quindi persona gradita al governo.16)
13) R. MORANDI, Storia della grande industria in Italia, Torino, Einaudi, 1959, p. 123.
M) R. MANELLI, op. cit, p. 11.
is) Ivi, p. 10.
16) Ci sembra di poter tranquillamente sottoscrivere, a questo riguardo, la tesi del Luzzatto, secondo il quale Manca [...] a quella Società, quasi completamente, un programma di difesa di classe; anzi ai soci effettivi, che sono per lo più arigiani od operai salariati* si aggiungono i soci onorari, reclutati fra le classi più agiate, fra professionisti ed intellettuali, i quali contribuiscono alle spese del sodalizio e in qualche caso ne hanno la presidenza o la direzione. Per queste caratteristiche, le Società Operaie possono considerarsi il frutto di quello spirito di filantropia e di generica solidarietà umana, che già nella prima meth del secolo ha portato alla creazione degli asili d'infanzia e delle Casse di Risparmio e, dopo il 1865, a quella delle Banche Mutue Popolari. Funzioni principali, comuni a tutte le Società Operaie, sono il concorso in caso di malattia e la concessione di piccoli prestiti ai soci, a cui si va aggiungendo, con frequenza crescente, l'istituzione di cooperative di consumo e di scuole per i lavoratori. Rarissime invece sono le Società Operaie che si facciano promotrici di cooperative di produzione [...]. Ma ancor più rare sono quelle che indirizzino la propria attività alla difesa degli Interessi di classe o di categoria dei propri soci (G. LUZZATTO, L'economia italiana dal 1861 al 1894, 2" ed., Torino, Einaudi, 1968, p. 137).