Rassegna storica del Risorgimento
MOVIMENTO OPERAIO TERNI 1890-1905; PARTITO SOCIALISTA ITALIANO
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1988
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219
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La Turbina e il socialismo a Terni 219
più frequente da cui venivano colpite era la tubercolosi. Per il miglioramento generale delle condizioni di lavoro, per l'aumento del salario, per l'istituzione di dormitori decenti per i dipendenti non abitanti a Terni scesero in sciopero gli operai. I socialisti raccomandarono la massima calma e compostezza, perché un gesto impulsivo avrebbe potuto compromettere i risultati dello sciopero. Lo stesso On. Cabrini, inviato a Terni per esaminare la situazione, consigliò di evitare qualsiasi provocazione . **>
E c'era di che temere in questo senso. Il comm. Centurini, più volte deputato, gestiva la sua fabbrica con metodi autoritari e dispotici. Era, insomma, e si considerava, il padrone, il quale, come rileva il Merli, tende a concepire la fabbrica e a condurla come uno Stato nello Stato, come un feudo personale alla cui porta, unicamente alla forza-lavoro erogata, deve cadere ogni velleità di intervento da parte della collettività .88)
Naturalmente, un padrone di tal fatta ed era proprio il caso del Centurini mirando esclusivamente al profitto, era particolarmente portato ad escludere con la massima decisione ogni e qualsiasi intervento sui metodi di gestione dello stabilimento e, al tempo stesso, a non tenere in alcun conto le più che giuste rivendicazioni dei suoi dipendenti affinché, all'interno della fabbrica, le condizioni di vita e di lavoro fossero rese più umane. Ricorda anche il Merli: Allo Iutificio Centurini di Terni la condizione delle operaie era tale che furono costrette a scioperare per rivendicare addirittura un regolamento di fabbrica che mettesse fine agli arbìtri . 89> Ma, oltre agli arbìtri del padrone e dei suoi capioperai, le stesse condizioni di lavoro erano spaventose:
[...] per centinaia di operaie, in tutto lo stabilimento non v'è ohe una latrina con sette cessi. Le condizioni igienico-sanitarie alla Centurini sono così descritte dall'Avanti!: "Questa latrina è uno di quei corridoi artificiali esterni che si vedono appiccicati alle mura di tanti fabbricati come le piccionaie nelle case coloniche. Un tempo era protetta davanti da una lamiera e sopra da una vetrata, ma poi col pretesto che le operaie si trattenevano troppo al cesso, è stata tolta la vetrata ed è stata abbassata la lamiera riducendola ad un semplice riparo dimodoché chi passa sotto, nei viali dello stabilimento, può vedere il viso e un pezzo di busto delle donne". Alla latrina poi è addetto un guardiano che segna alle operaie il tempo necessario per intrattenersi.
Finito il lavoro le operaie non possono fermarsi nello stabilimento il tempo necessario per fare le pulizie personali e chi si ferma è multata: "[...] le ho vedute io uscire quasi irriconoscibili, tanto sono sporche e dimesse con quelle teste infarinate. E per lavarsi, per bere, in centinaia di operaie non hanno che qualche brocchetta d'acqua, tanto che con quella fresca le più si lavano facendo una boccata d'acqua, poi sbruffandosi l'acqua dalla bocca alle mani, dalle mani al viso e per asciugarsi qualche panno per molte donne".
Sempre alla Centurini alle forestiere, cioè alle operaie venute da fuori, si era promesso paga, vitto, alloggio. Vitto: a pranzo pasta e legumi senza condimento, senza cucchiaio, senza pane; a cena insalata o patate o fave; costo 4-5 soldi al giorno; alloggio: la branda
i) G. GIARDINIERI, Socialismo e socialisti a Terni tra Ottocento e Novecento, in Bollettino della Deputazione di storia patria per l'Umbria, a. LXXV (1978), p. 75.
88) s. MERLI, Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale. Il caso italiano: 1880-1900, Firenze, La Nuova Italia, 1972, p. 14.
W) fvit p. 173.