Rassegna storica del Risorgimento

MOVIMENTO OPERAIO TERNI 1890-1905; PARTITO SOCIALISTA ITALIANO
anno <1988>   pagina <229>
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La Turbina e il socialismo a Terni 229
valutato i pericoli di reazione nella loro giusta dimensione, come si rileva dal brano dell'ordine del giorno della Sezione surriportato.
Così come, con altrettanto realismo, lo stesso ordine del giorno respin­geva la proposta di indire un referendum fra le sezioni, sul comportamento da tenere nei confronti del gabinetto Zanardelli-Giolitti, con la motivazione che mancano nelle sezioni, prese separatamente, gli elementi per giudicare con cognizione di causa.125) Conseguentemente, approvato l'operato del Gruppo parlamentare, l'ordine del giorno si chiudeva con la richiesta che fosse urgentemente convocato un congresso per risolvere la questione . Ormai, però, la lotta di corrente determinata dalle posizioni cosiddette ministerialiste e antiministerialiste era entrata nella vita del PSI con tutta la sua asprezza ed era destinata ad acuirsi e a durare quanto meno fino a tutto il 1904. Le posizioni cambiarono anche denominazione: ora i prota­gonisti dello scontro erano i riformisti e i sindacalisti rivoluzionari. È la comparsa del sindacalismo rivoluzionario, infatti, a provocare lo scontro. Non si tratta più delle polemiche antituratiane di Ferri: ormai lo scontro aveva assunto carattere ideologico. Mentre il rivoluzionarisnio ferriano è stato osservato oscillerà tra una sterile rivalutazione dell'intransi­genza delle origini e un atteggiamento tattico e compromissorio che, accet­tando una parte del programma riformista, mirava ad una conduzione del partito a mezzadria, il sindacalismo porrà al riformismo turatiano un'alter­nativa totale sia sul piano della prassi sia su quello ideologico .
La divisione, per così dire, ufficiale del partito nelle due correnti avverrà al congresso di Imola del settembre 1902. Si tratta, per il partito, di due correnti ideologiche che fondamentalmente caratterizzano tutta la sua storia almeno sino alla metà del secolo: riformisti e rivoluzionari. Guida la seconda tendenza, almeno sotto il profilo concettuale, Enrico Ferri, che, dopo aver enunciato un anno prima l'appoggio al governo, ora sostiene la tesi opposta a nome di una corrente nella quale figurano Arturo Labriola, che diverrà poi ministro con Giolitti, e Rinaldo Rigola, che passerà ai riformisti, per poi pubblicare Problemi del lavoro nel periodo fascista . Q L'alleanza tra Ferri e Labriola durò poco, anche perché Ferri, checché ne pensassero di lui a Terni, non aveva gran che di socialista, e men che meno poteva essere, secondo la terribile sentenza di Michels annoverato tra i socialisti scientifici. In Italia si opposero a lui con la stessa veemenza Arturo Labriola e gli allievi di Turati, in Germania il Kautsky. Tutti i marxisti, i genuini come gli stessi revisionisti, a qualunque scuola apparte­nessero, si rifiutarono di riconoscere Enrico Ferri come uno di loro . 128> Come che sia, Ferri continua, in quegli anni, ad essere l'astro nascente, fino ad arrivare, nel 1903, a conquistare la direzione delTAvanrt/.
La nascita ufficiale del sindacalismo rivoluzionario, i cui rappresentanti
125) La Turbina, 14 settembre 1901.
126) G. MAMMARELLA, Riformisti e rivoluzionari nel PSI 1900-1912, 2" ed., Venezia, Marsilio, 1981, p. 109.
127) G. GALLI, Storia del socialismo italiano cit., p. 36.
128) R. MICHELS, Storia critica del movimento socialista italiano fino al 1911, Roma, Il Poligono, 1979, p. 149.