Rassegna storica del Risorgimento

MOVIMENTO OPERAIO TERNI 1890-1905; PARTITO SOCIALISTA ITALIANO
anno <1988>   pagina <233>
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La Turbina e il socialismo a Terni 233
di compierle, non può alcuna forza legale o extralegale obbligarveli, la vita dell'organismo è arrestata. Sciopero generale è paralisi sociale appetto alla quale le barricate sono trastulli di bimbi. Appunto per questo noi crediamo che qualora i lavoratori di questo mezzo si servissero si abbandonerebbero ad una politica di squilibrio, di cui non si possono misurare le conseguenze, che potrebbero esser dolorose in ogni modo, ma non certamente a loro favorevoli, né certamente favorevoli agli altri. Un salto nel buio, insomma. Dai salti nel buio possono aver tanto da guadagnare e nulla da perdere quei partiti che sperano fallace­mente in una formale trasformazione improvvisa delle cose, poiché per essi la peggiore ipotesi sarebbe non riuscire a dover ripetere a più o meno breve scadenza il tentativo. Ma il proletariato, il partito dei lavoratori, non può abbandonarsi senza gravissimo rischio ad uno sperimentalismo così pericoloso perché poco positivo, poggiato nel vuoto. Anzitutto lo sciopero generale è un'arma cosi potente da non permettere che se ne faccia abuso, che cioè sia messo in moto per conseguire scopi sproporzionati alla sua potenza. In un paese ove la trasformazione sociale sia già maturata da un complesso di trasformazioni graduali e successive, può lo sciopero generale dare gli ultimi colpi per rompere i vincoli che impediscono alla società nuova di uscire dal grembo della vecchia società e cominciare a vivere e funzionare. Che, se lo sciopero generale ha buon effetto, rende il proletariato totalmente padrone della situazione. *)
Insomma, a parere del giornale socialista ternano, saldamente attestato su posizioni riformiste e gradualiste, lo sciopero generale ha bisogno, per soddisfare pienamente le esigenze della classe lavoratrice, di una società già progredita e sviluppata economicamente e socialmente; altrimenti si ritorce contro la classe lavoratrice stessa e fornisce nuove armi all'avver­sario di classe, alla borghesia. E mai come in questa occasione La Turbina seppe interpretare gli umori e le aspirazioni del proletariato locale, uno dei nuclei più compatti del proletariato delle maggiori fabbriche . m>
Realisticamente, il giornale così proseguiva:
Ma l'Italia ha da camminare ancora per trovarsi in tali condizioni! Inoltre lo sciopero generale non degenerante in convulsione spasmodica, è possibile solo quando i lavoratori abbiano saputo e potuto in precedenza diffondere talmente tra le loro file la coscienza dei loro diritti e doveri, e costituire una tale formidabile organizzazione, da evitare la discordia che sarebbe altrimenti generata dalla indifferenza e dalla assenza di solidarietà di una parte notevole della loro classe. Ed in tal caso, noi crediamo, di sciopero generale non ci sarebbe bisogno, perché la borghesia non oserebbe affrontarlo colla certezza di una sconfitta irreparabile . 9)
Riaffermata la responsabilità del governo e della borghesia nella ten­sione del momento, l'articolo ribadiva l'indispensabile necessità per i lavo­ratori di non prestarsi alla manovra. Se il governo, concludeva, porta avanti una politica di squilibrio, di sopraffazione e tale va considerata la milita­
la La Turbina, 1 marzo 1902.
138) G. PROCACCI, La lolla di classe in Italia agli inizi del secolo XX, Roma, Editori Riuniti, 1970, p. 282.
13?) la Turbina, 1 marzo 1902.