Rassegna storica del Risorgimento
MOVIMENTO OPERAIO TERNI 1890-1905; PARTITO SOCIALISTA ITALIANO
anno
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1988
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pagina
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244
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LIBRI E PERIODICI
FURIO DIAZ, / Lorena in Toscana. La Reggenza; Torino, Utet, 1987, in 8, pp. 252. L. 28.000.
Furio Diaz ci propone una ulteriore fatica su di un periodo interessante anche se, fino ad ora, poco studiato: quello, appunto, del granducato di Toscana senza granduca più noto sotto il nome di Reggenza. La proposta del maestro livornese 'è doppiamente vincente: in primo luogo perchè mette da parte quel particolarismo fin troppo in voga oggi, ricostruendo una 'storia sì toscana ma in ambito europeo, talché il suo libro è diretto, ci pare, non solo ad un pubblico di specialisti, ma anche ad una fascia di lettori colti troppo spesso schiacciati tra una becera divulgazione e una specializzazione isterica; il secondo centro del Diaz sta, d'altro canto, nella completezza del commento e, soprattutto, delle informazioni che fornisce. Infatti, numerosi sono i documenti d'archivio mediti, sapientemente miscelati alla pubblicistica già esistente.
Proseguimento ideale del volume I Medici (pubblicato ugualmente dalla casa editrice torinese nel 1976) / Lorena in Toscana. La Reggenza affronta, in cinque capitoli, i problemi del passaggio dagli ultimi, insipienti, Medici ai Lorena, i rapporti internazionali del nuovo Stato toscano, l'economia e la finanza, lo Stato, la Chiesa e la società e, infine, il problema dell'inserimento culturale nelle riforme politico-amministrative.
In tale ambito, emerge la figura di Déodat Emmanuel conte di Nay-Richecourt e si mette in giusto rilievo la funzione di Livorno, vero nodo, specie dal punto di vista economico-politico, per capire gran parte della storia toscana (ripetiamo: in ambito europeo) del secolo decimottavo.
Nato a Nancy nel 1694, il Richecourt è un esponente di quel ceto di funzionari cresciuti negli alti uffici amministrativi e selezionati attraverso una preparazione specifica e una qualificata prassi di governo... (pp. 225-226). Freddo, energico, duro, ebbe la leadership pressoché incontrastata della Toscana in seno alla Reggenza dal 29 ottobre 1737 (appena tre mesi dopo la morte di Giangastone) fino al 1757. E di queste doti ha bisogno non appena mette piede nel granducato. ... Il governo della Toscana si legge infatti in una delle prime relazioni di Richecourt e di Marc Beauvau principe di Craon, l'altro funzionario posto a capo della Reggenza, a Francesco Stefano è assai più complicato di quel che non fosse quello della Lorena. Non si ha a che fare con popoli sottomessi, fedeli, 'attaccati o obbedienti ai loro sovrani, ma con popoli fini, astuti, provvisti dì svariati privilegi e sempre memori del loro vecchio Stato repubblicano. La giustizia vi si amministra ancora in parte secondo il sistema in cui lo era, quando esistevano le repubbliche di Firenze, di Pisa e di Siena. I vescovi hanno un'autorità grandissima e una giurisdizione temporale cosi estesa che bisogna pensare subito a mettervi dei limiti... (pp. 8-9). Ecco una prima, efficacissima, fotografia di ciò che è la Toscana nel 1737, con un'immediata volontà di agire. Le primissime proposte del Consiglio sono nette riguardo ai vari problemi dello Stato: riorganizzazione dell'esercito per far eseguire gli ordini; vendita dei beni allodiali per pagare i debiti; rimessa a punto del debito pubblico; riduzione delle gabelle attraverso l'alienazione di terreni di alcuni luoghi pii laici; unificazione in un'unica amministrazione dei vari Monti; cambiamento e, soprattutto, riduzione al minimo indispensabile delle varie magistrature; riordino e rifacimento delle confuse, caotiche e contradit-torie leggi. Solo con la visita del granduca Francesco Stefano (che verrà in Toscana una sola volta: dal 19 gennaio al 28 aprile 1739) s.i addivenne ad una regolamentazione giuridica più o meno compiuta del governo della Reggenza. Cardine di questa strutturazione furono le tre "istruzioni' del 26 aprile 1739, disciplinanti la composizione e il funzionamento