Rassegna storica del Risorgimento
MOVIMENTO OPERAIO TERNI 1890-1905; PARTITO SOCIALISTA ITALIANO
anno
<
1988
>
pagina
<
245
>
Libri e periodici
245
dei tre Consigli, di Reggenza, di Finanza e di Guerra [...] Il Consiglio di Reggenza veniva a costituire il principale tramite tra l'autorità sovrana e tutti gli altri organi dello Stato... (p. 14). Il Consiglio dì Reggenza, inoltre, godeva di larghi margini di autonomia nel dare scriveva il granduca nel decreto tutti gli ordini e commissioni che esso crederà necessarie e conformi alle nostre intenzioni {Ivi). Né l'organigramma amministrativo e politico si fermava qui: infatti, a Vienna, Francesco Stefano aveva un proprio Consci! intime pour les affaires de Toscane , composto da funzionari lorenesi baroni dell'impero, cui spesso si aggiungevano italiani.
Una delle prime questioni risolte fu quella riguardante i beni << allodiali dei Medici, cioè il patrimonio privato della precedente dinastia; il 31 ottobre 1737 fu firmata una convenzione in base alla quale Anna Maria cedeva i beni allodiali della sua casa a Francesco Stefano, ponendo due sole condizioni: che le opere d'arte e di gioielleria fossero conservate a Firenze e che i crediti, vantati da privati nei confronti dei beni medesimi, tramite ipoteche o altre forme di obbligazione, fossero assunti in proprio dal nuovo proprietario o granduca <p. 21).
Un ruolo delicato, e qui emerge l'importanza della città labronica cui prima si accennava, gioca il neo-Stato lorenese nel periodo della guerra di successione austriaca e in quella dei Sette anni. Infatti, al vertice delle preoccupazioni di Richecourt sta naturalmente Livorno, per la caratteristica di grande porto internazionale la cui neutralità Va salvaguardata, data l'importanza dei suoi commerci, nel confronto dei quali Napoli ha continuamente delle mire... (p. 36).
Dunque, neutralità come unica via, che viene confermata da un editto di Francesco Stefano del 29 dicembre 1739: Volendo noi osservare una perfetta neutralità nella guerra presente tra le corone di Spagna e d'Inghilterra, comandiamo [...] che tutti i nostri Stati e porti di mare saranno egualmente aperti e sicuri ad ambedue le nazioni, le quali acciò specialmente ne* nostri porti di Livorno e Porto Ferraio possano restare assicurate da ogni ostilità... .
Comincia dunque con Richecourt quel senso realistico della esigenza per la Toscana di tenersi il più possibile appartata dalle grosse vicende internazionali, è di eludere, quindi, con ima tattica dilatoria le ricorrenti tentazioni della monarchia asburgica d'imporre in qualche modo gli obblighi conseguenti alla parentela, per dedicare invece tutta l'attività del governo alla soluzione dei problemi interni, al miglioramento delle leggi e della vita dei cittadini del granducato: la politica che Pietro Leopoldo farà bua e perseguirà nei confronti della madre Maria Teresa e del fratello Giuseppe II (p. 43). Linea peraltro, ad eccezione di Livorno la cui neutralità sarà sempre garantita, ribaltata dal successore di Richecourt, il maresciallo Botta Adorno, tipico esponente della tradizionale composita nobiltà di corte dell'impero asburgico, formata in gran parte di militari e di diplomatici spesso provenienti da altri paesi (pp. 225-226).
Per quanto concerne la finanza, il caos è totale, né l'Appalto generale migliora le cose. Tra i motivi del disservizio: L'ignoranza e l'incapacità dell'attuale appaltatore; l'autorità che egli usurpa e il suo disprezzo verso le magistrature dello Stato; il sistema delle leggi vigenti, che è in contrasto con l'appalto generale (p. 63). E, avverte l'A., è facile [...] giungere ad un giudizio sicuro sul risultato dell'Appalto (p. 65). Certo è che lo stesso Richecourt è favorevole all'Appalto pour réduire la gestion en un ordre clair et stmple, par conséquent plus avantageuse à ses [del granduca] lìnances et au Public , come dice lui stesso.
Le stesse questioni agricole, collegate al secolare problema della Maremma, diedero parecchi problemi agli uomini della Reggenza. In questo capitolo, fra l'altro, spicca un interessante documento ritrovato dal Diaz: una Memoria sulle condizioni dei lavoratori della campagna che vale veramente la pena di leggere {efr. pp. 82 sgg.).
La riforma dei iidecommessi, datata 22 giugno 1747, precede quella del 1751 sulle manimorte, che provoca forti risentimenti da parte di papa Benedetto XIV e che apre quello scontro, tipicamente Ancien Regime, tra Stato e Chiesa. L'onnipresente Richecourt nota, già dal luglio del 1737, come c'erano state a seguito della nota remissività dei Medici [...] indebite usurpazioni o privilegi della Chiesa ai danni dello Stato: tribunale del-