Rassegna storica del Risorgimento
DUCATO DI PARMA E PIACENZA ORDINAMENTO CARCERARIO 1814-1859
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1988
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Bianca Montale
mente sono buone, non di rado sono disattese, e in alcune amministrazioni in questo caso in quella carceraria emergono disfunzioni, insufficienze, incapacità o dolo del personale addetto.
Problemi di locali, di igiene, di sicurezza, di organici adeguati, e soprattutto insufficienze finanziarie rendono difficile la gestione delle prigioni, ed in particolare della Casa Centrale di Ditenzione di Parma che con molte oscillazioni vede crescere sensibilmente le presenze e che ospita quasi tutti i condannati del Ducato che debbano scontare pene di qualche durata.
Come l'ordinamento della giustizia, anche quello delle carceri deriva da leggi e da strutture che sono conservate dal periodo francese, e gradata-ménte modificate con una tendenza a maggiore unificazione e semplificazione.
Il problema delle prigioni è strettamente collegato a quello dei depositi dei mendicanti e delle case di lavoro che sono, come le carceri, sotto il controllo della Polizia: miseria e disoccupazione creano un numero considerevole di oziosi (condannati, come altrove, dalla legge) potenzialmente portati a commettere reati per cercare i mezzi di sopravvivenza.
La situazione è pesante già negli ultimi anni dell'amministrazione napoleonica: il prefetto Nardon agli inizi dell''800 segnala a Parma circa 2.000 mendicanti molti dei quali invalidi, e suggerisce per contenere il fenomeno case di correzione e di lavoro, ed uno stabilimento ai Mulini Bassi dove già sono impiegati i forzati.
Esiste dal 1809 a Borgo San Donnino un Deposito di Mendicità, che diverrà in epoca ducale un'istituzione sempre più importante per far fronte alle crescenti richieste di ricovero, sia da parte delle autorità di Polizia che dei privati. In esso si fanno lavorare ospiti sani, ai quali in molti casi viene insegnato un mestiere: tale attività manifatturiera si aggiunge a quella della fabbrica di panni-lane dei Mulini Bassi, in cui lavorano oziosi e reclusi, e a quella dei carcerati della Casa Centrale.3)
Nel 1810 Parma è centro importante del Dipartimento del Taro e le sue prigioni articolate in diverse sedi ospitano numerosi reclusi esteri (provenienti, cioè, da altre zone). C'è una Casa di arresto alla Piazza, ove pure si trovano le prigioni di Polizia. Le carceri criminali sono poste alla Rocchetta e al Rosario; il bagno ai Mulini Bassi, fuori porta; la Casa di reclusione a S. Francesco (dove nel 1811 si stabilirà anche la prigione militare). L'organico degli impiegati addetti al complesso delle case di pena è se lo si paragona con quello degli anni successivi abbastanza vasto: oltre ad un Direttore Generale ed al Direttore Prigioni prevede un ispettore economico, un ispettore medico, un medico, un chirurgo, un dispensiere, un direttore spirituale; per la sorveglianza, 5 custodi e 9 guardiani.
L'amministrazione del bagno è separata: accanto al direttore figurano un ispettore economico, un medico e un chirurgo visitatori, un direttore spirituale, un custode e 6 corniti.*)
Alcuni mutamenti avvengono con il 1811. Nell'Almanacco del Dipartimento del Taro si fa cenno alla Casa Centrale di Ditenzione per la 28a e la 29a Divisione la cui direzione è composta di sette persone. X sanitari
3) Parma. La città storica, a cura di FRANCESCO BANZOLA, Parma, Cassa di Risparmio, 1978, pp. 225 e 237.
*) Almanacco del Dipartimento del Taro per l'anno 1810, Parma, 1810, p. 127.