Rassegna storica del Risorgimento
DUCATO DI PARMA E PIACENZA ORDINAMENTO CARCERARIO 1814-1859
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1988
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Bianca Montale
Declina ogni responsabilità, se non sarà posta pronto rimedio alla dolorosa situazione . I carcerieri dunque non sono pagati: gli abusi non mi sono ignoti prosegue il direttore ma qual riparo devo mettervi per reprimerli? Se me ne lamento, o che punisca, l'individuo punito mi chiede dopo i mezzi d'esistere alla sua numerosa famiglia? [...] Se lo sospendo non mi rimane nessuno per fare il servizio ed in tal caso mi ritrovo più imbarazzato di prima . Con cuore inondato di dolore Remling chiede pagamento dei salari, aumento dell'organico e facoltà di scelta del personale poiché bisogna esigere una perfetta cognizione del mestiere e nessuno meglio di lui sa giudicare le capacità.
Allega una lettera di un detenuto, tal Domenico Cattaui, che afferma di voler fare una seria riflessione sulla situazione delle carceri e denuncia la pessima continenza dei Corniti, che a vegliare alla sicurezza nostra son destinati; mentre questi ben lontani dall'eseguir rettamente e con precisione i superiori ordini, niente curando di disimpegnar a dovere l'obbligo loro, dimenticando le loro istruzioni, lasciano libero campo aperto a certi condannati, con cui hanno troppa confidenza, si ubriacano con loro: per cui non hanno il coraggio di riprenderli o di far rapporti, essendo corrotti anche con denaro. Irregolarità del genere non succedevano al bagno dei Mulini Bassi, o almeno non di frequente, ed erano segnalate in precisi rapporti e subito punite. Qual colpa ha un condannato prosegue l'esposto se si introduce in un'osteria in città, o in ima casa e commette qualche non buona azione? Se il Comite non lo introducesse in tal luogo, dovrebbe sicuramente venire al quartiere; se il condannato procurasi degli ordigni per tentare una fuga qual colpa ha, se il Comite non vegliando il parlatorio lascia introdurre questi ordigni, e serra gli occhi? .
La situazione denunciata è, a dir poco, allegra: i reclusi escono, evadono, fanno ciò che vogliono. Cattani afferma che dopo sostituzioni avvenute nulla è cambiato in meglio: sono soltanto esenti da critiche l'ispettore, il custode, il vice custode. È opportuno che per le manchevolezze di alcuni detenuti non siano puniti tutti, con l'esclusione dal parlatorio, che è il solo mezzo per i carcerati di mantenere i contatti con le famiglie. Chiede che il severo provvedimento venga abrogato.
Nel corso del 1815 la situazione non appare buona neppure nelle prigioni dei centri minori. Da Borgo taro il Commissario di Polizia F. Silva denuncia l'inadeguatezza delle carceri locali, che richiedono lavori urgenti: molti rapporti non hanno avuto esito, e li prigionieri che tratto tratto vi vengono racchiusi corrono rischio di perirvi pel freddo. In una di dette carceri, quando piove vi penetra l'acqua dal tetto, e per tal modo se ne guasta la volta. Nessuna tela carta o altro impedisce la corrente dell'aria, che dalle non chiuse finestre investe tutto il locale. Nessun pagliariccio od altro serve al riposo di costoro, che pur si meritano de' riguardi, e non rare volte manca loro persino la paglia. Con le notti invernali rigidissime, c'è pericolo di trovarli morti di freddo al mattino. Ma patiscono anche la fame: Se al prigioniere non li si suppone addosso qualche soldo, scarsamente gli viene somministrato del pane, e se all'opposto è uno che abbia, o si sospetta che possa avere i mezzi di averne non li (sic) viene accordato nulla . Si parla di mancanza di fondi, ma prosegue il Commissario io fermamente credo che qualcheduno tragga profitto da ciò, e che l'addurre per iscusa la ristrettezza del Comune in questo caso non sia che