Rassegna storica del Risorgimento

DUCATO DI PARMA E PIACENZA ORDINAMENTO CARCERARIO 1814-1859
anno <1988>   pagina <285>
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// sistema carcerario nel Ducato di Parma
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ora, in base a documenti di questi anni, abbozzare una ricostruzione, sotto molti aspetti incompleta, della vita all'interno delle carceri del Ducato di Parma.
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Nella capitale la Casa Centrale di Ditenzione che assumerà negli anni nomi diversi18) è posta, dopo l'incameramento da parte del demanio del convento di S. Francesco del Prato e di quello di S. Elisabetta, nei locali espropriati: la Casa di Forza nel primo, la Casa di Correzione e le infermerie nel secondo.
Nel 1815 è avvenuta l'unificazione in una sede comune di reclusi e forzati, i quali in precedenza erano custoditi ai Mulini Bassi, fuori dalle mura: in questi locali rimangono fabbriche di panni lane, che impiegheranno nel 1824 70 addetti. La Casa di lavoro di Parma è invece ubicata nel convento dei Serviti. La Casa di arresto e quella di correzione di Piacenza sono poste nell'antica Chiesa e canonica di S. Ilario.
I locali di S. Francesco sono adattati all'uso: anche la torre campa­naria è trasformata in una spirale di piccole celle mentre le vaste navate sono variamente frazionate, e così pure il convento. I locali diventeranno tuttavia assai presto inadeguati per il numero crescente dei detenuti, che, con molte oscillazioni, supereranno i mille nel 1847.
Con il 1843 inizierà la costruzione di un ulteriore edificio specifica­mente progettato come carcere, con forma tipologica a doppio pettine, preceduto da un padiglione. Tutta l'area dell'antico convento, compresi gli orti in un secondo tempo utilizzati, verrà cintata da una muraglia. La Casa di custodia destinata ad ospitare arrestati e fermati temporaneamente verrà collocata anch'essa nel complesso carcerario, che comprenderà le Case di forza, di correzione, di custodia. 19>
Le nuove carceri cominceranno tuttavia ad essere utilizzate agli inizi degli anni '50. Sino a questi anni il problema degli spazi è talora drammatico per l'eccessivo affollamento e per la presenza, all'interno delle carceri, dei lo­cali destinati all'opificio manifatture, che unitamente a quelli degli uffici, dei magazzini, dei depositi rendono difficile un razionale sfruttamento delle aree. Il governo tende a contenere il numero delle presenze inviando i forzati a vita o a lungo tempo al bagno di Genova, come forza di lavoro, o in qualche caso a Mantova.
Per la riorganizzazione del sistema carcerario parmense unificazione, opere necessarie alla sicurezza e alla sanità, progetto di ospedale realizzato a sostituire le infermerie Magawly si era tenuto, nel 1814, in stretto contatto con Vienna, che aveva suggerito non poche scelte. È quindi inte-
18) Nel giugno 1814 il carcere di Parma viene indicato come Casa di Reclusione Casa di Forza e di Correzione; dal 13 gennaio 1852 ancora di Casa Centrale di Ditenzione. e di Correzione; sino al 1821 ha il nome di Casa Centrale di Ditenzione; dal 1821 di Le carceri di Parma sono indicate nei testi di legge come Casa di Ditenzione, o, alternati­vamente, di Detenzione. La seconda denominazione è più frequente dopo gli anni '20.
H) FRANCA MI ANI ULUHOGIAN, Le immagini di una città, Parma, 1983, tav. 58 e 64 (1832 e 1850). PAOLO DONATI, Nuova descrizione della città di Parma, Parma, Paganino, 1824, p. 48; Parma, La città storica, cit., pp. 250, 253, 262, 263.