Rassegna storica del Risorgimento
DUCATO DI PARMA E PIACENZA ORDINAMENTO CARCERARIO 1814-1859
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1988
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// sistema carcerario nel Ducato di Parma
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Il vitto per i detenuti sani appare scarso e meno buono di quello dei mendicanti che, se in grado di lavorare, godono di una porzione di carne di 5 once (anche gli invalidi ne dispongono nei giorni di festa) e di circa lA di vino.
I condannati che lavorano ma solo i reclusi e i prigionieri, non i forzati possono tuttavia acquistare qualcosa di più per sé con l'esiguo provento tratto dall'utile di una parte della loro opera.
Un raffronto col trattamento riservato ai reclusi delle carceri austriache di Mantova fa notare come a Parma si stia peggio: a Mantova infatti alla minestra vengono aggiunti carne cotta tritata (martedì, giovedì e domenica) o legumi (lunedì, mercoledì, venerdì e sabato). Nel Ducato invece i sani, alimentati di regola a solo pane e minestra, ove non dispongano di risorse supplementari sono soggetti a grave disagio e di conseguenza sono esposti a pericoli di malattie.
Le tabelle approvate nel 1818 dispongono anche per l'illuminazione; per le notti più lunghe a ciascun sorvegliante sono concesse tre once d'olio. Sei ne sono concesse per i locali di S. Francesco, tre per i detenuti correzionali, 12 rispettivamente per i forzati e per l'ospedale, tre per gli infermieri e per la cucina, 8 per la sala di mezzo; tre ancora rispettivamente per la sala dei rognosi, dell'isolamento donne, per la sala superiore, per le scale degli impiegati e della Direzione. Tra maggio e settembre la dotazione è ridotta di un terzo, talora di un quarto. E possibile che i molti casi di oftalmia dipendano in qualche modo da inuminazione non adeguata.
Mentre le condizioni di vita sembrano difficili, ma non impossibili ai normali detenuti che scontano pene limitate, sono invece durissime per i forzati. Costoro sono legati a due a due con la catena e se la pena è di lunga durata non di rado denunciano cancrene alle caviglie che portano all'infezione e alla morte.
Ai reclusi è consentito fare domande ed osservazioni per eventuali irregolarità: ma non è certo che il Consiglio di Vigilanza ne tenga sempre il dovuto conto.
Nel corso del 1817 per la carestia e la crisi generale molte fonti, ed in particolare i rapporti dei Dragoni, denunciano malessere e miseria. La situazione sanitaria non è buona per il diffondersi del tifo; bande di malfattori sono segnalate in varie località; le autorità amministrative locali soprattutto i pretori danno cattiva prova; gli accaparratori di grano creano una situazione di estremo disagio. Molti dei reati commessi consistono in furti di vasi, di legna, di cibo, di abiti, di ruote di carro, di strumenti di lavoro: sono il segno di espedienti tentati per sopravvivere.
Solo il 12 ottobre 1818 si ha il riordinamento della Casa Centrale di Ditenzione di Parma, che stabilisce l'organico e i compiti del personale. Il Direttore ha l'amministrazione e il buongoverno della Casa e ne risponde per sé ed in solido con gli impiegati che da lui dipendono. Manda ogni mattino all'economo gli ordini per il vitto; tiene la cassa delle manifatture e ne rende conto ogni mese; ogni sabato porta alla tesoreria generale la parte che spetta al Governo sulle fatture dei detenuti per i sei giorni precedenti; tiene un registro che annota ogni pena per disciplina interna, né può infliggere, senza il consenso del Governatore, pene maggiori di 72 ore di segreta. L'organico prevede inoltre un ispettore, il capo dei lavori, il guarda-